Si è spento Enzo Polidori dirigente Pci e parlamentare
Ex operaio tornitore delle Acciaierie, è stato sindaco di Piombino negli anni ’70 A Livorno aveva guidato la federazione comunista (a quel tempo provinciale)
Luca Centini
LIVORNO. Chi lo conosceva bene lo apprezzava soprattutto nei momenti più difficili. Di conflitto. Enzo Polidori sapeva calibrare con maestria la coerenza con l’apertura al dialogo e l’empatia. Coltivava i rapporti, sapeva ascoltare e costruiva anche quando intorno c’erano le macerie. Per questo la sua morte è stata un duro colpo per tutti coloro che, in tanti anni di militanza politica, lo hanno conosciuto da vicino e hanno cercato di carpirne i segreti.
L’ex sindaco di Piombino avrebbe compiuto 85 anni a novembre. Non stava bene e da giorni era ricoverato in ospedale a Piombino. Ieri pomeriggio, purtroppo, è arrivata la notizia più brutta.
Anche a Livorno il popolo comunista lo conosceva bene. A cavallo fra gli anni ’60 e la prima metà del decennio successivo era stato negli organismi dirigenti della federazione del Partito comunista che a quel tempo era provinciale, per un certo periodo era stato anche nella segreteria livornese di quella che era senz’altro una delle roccheforti del Partito comunista in tutto il Paese.
Dopo gli anni da sindaco di Piombino (dal ’76 per due mandati), era stato eletto deputato – sempre per il Pci – per due legislature: e anche in quel caso aveva mantenuto solidi rapporti anche con Livorno in quanto parlamentare di origine piombinese sì ma eletto in una circoscrizione elettorale che aveva in Livorno uno dei bacini più importanti di voti.
Per alcuni mesi, in una fase di transizione, aveva ricoperto a Livorno anche la carica di segretario della federazione.
Ex operaio tornitore delle acciaierie, in un momento di difficoltà del partito fu chiamato a fare il segretario del comitato comunale del Pci. Era solo l’inizio di un lungo percorso.
Quando Rolando Tamburini, all’epoca segretario del Pci piombinese, fu eletto sindaco, Polidori assunse la guida del partito. E sempre sulle orme di Tamburini, che fu eletto in Parlamento a Roma, Enzo prese il timone della città.
Era il 1976. Piombino era una città completamente diversa rispetto a quella di adesso. La fabbrica tirava, la classe operaia era ancora forte. E Polidori era un sindaco piombinese popolare, che sapeva amministrare tra la gente. Mangiava pane e politica e aveva una dote innata: sapeva farsi voler bene dalle persone. Il salto a Roma avvenne nel 1983. Polidori, all’epoca 47enne, fu eletto alla Camera dei Deputati, dove restò per una legislatura e mezzo, essendo rieletto nel 1987.
A Roma il cuore gli fece un brutto scherzo: un infarto lo costrinse ad allentare un po’ il ritmo del proprio impegno politico. Ma la politica, la sua grande passione, non l’ha mai abbandonata, neanche in questi anni.
Polidori ha aderito al progetto del Partito democratico e fino agli ultimi giorni ha giocato con la sua solita abilità il ruolo del padre nobile del partito, nel vero senso della parola. Era la persona che appariva nel momento di difficoltà, senza che si dovesse chiedere il suo aiuto. Smussava gli angoli quando serviva, teneva la schiena dritta quando si mettevano in discussione principi che per lui erano inviolabili.
Sono tantissimi i ricordi e le testimonianze di affetto nei confronti dell’ex sindaco di Piombino che le persone che gli hanno voluto bene hanno espresso in queste ore, una volta appresa la notizia della sua morte.
La sua ultima apparizione pubblica risale a poche settimane fa. Proprio di fronte al municipio va in scena la manifestazione indetta dai sindacati. Chi era presente ricorda l’amarezza di Polidori nel notare la scarsa partecipazione della città.
Molto è cambiato rispetto a quando Enzo sedeva sulla poltrona di sindaco. Non necessariamente in meglio. Se la politica era la sua passione pubblica, il calcio era la passione più intima. Tifoso sfegatato nerazzurro, sia del Piombino calcio, sia dell’Inter di cui non si perdeva una partita.
Lascia la moglie Carla, la figlia Marilena, i familiari e tante persone che in questi anni gli hanno voluto bene. Da poco era diventato bisnonno. —
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