Il Tirreno

Livorno

La stazione marittima prova a ripartire: riaprono bar, self service e ristorante

Matteo Scardigli
La stazione marittima prova a ripartire: riaprono bar, self service e ristorante

Livorno: la struttura accanto allo scalo traghetti e crociere era chiusa. Neri (Confindustria): mi auguro sia un nuovo punto di ritrovo anche per i livornesi, una sorta di “spin off della Venezia” 

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LIVORNO. La stazione marittima si arricchisce di un importante servizio grazie all’inaugurazione del punto ristoro (bar, ristorante e self service), con l’imprimatur laico del presidente di Confindustria Livorno Piero Neri e della Paolo Ardisson (l’azienda che ha rilevato i due locali), e sotto la benedizione del presidente della Caritas don Luciano Cantini nel ricordo di Valfredo Zolesi, l’ingegnere-scienziato fondatore della Kayser scomparso venerdì scorso. Rappresentanti delle autorità civili, delle forze dell’ordine e dell’imprenditoria - in numero cospicuo - si sono date appuntamento oltre il Varco Fortezza per un taglio del nastro dai molteplici significati che trascendono il pur importantissimo risvolto occupazionale (le sette dipendenti che avevano perso il lavoro dopo il fallimento della precedente gestione sono state tutte riassunte) e la restituzione di un punto di ristoro a turisti e viaggiatori di crociere e traghetti, oltre che agli stessi operatori dell’area portuale. La rinascita dei due locali rappresenta infatti l’aggiunta di un tassello fondamentale nel mosaico del futuro terminal crociere, così come il simbolo che unisce alcune fra le maggiori realtà imprenditoriali del territorio e le autorità regionali e cittadine nel segno di un nuovo sviluppo per la città di Livorno (la cui onda lunga arriva fino ai Navicelli di Pisa). Concetti ampiamente espressi dagli ospiti al tavolo d’onore introdotti da Michele Barzagli, che hanno poi voluto aggiungere i propri auspici.

«Onore ai diversi imprenditori che investono», premette Neri, che poi prosegue: «Mi auguro che questa doppia riapertura possa contribuire a portare nuovo traffico turistico e allo stesso tempo dare un segnale di ripartenza in chiave economica per la città e per l’Italia. Vorrei anche - aggiunge - che questo possa diventare un nuovo punto di ritrovo per la cittadinanza; una sorta di "spin-off della Venezia" ». Un concetto, questo, che era stato lanciato in apertura dal sindaco Luca Salvetti. «Qui si è vissuta una pagina di sofferenza per il lavoro in città e perciò questa riapertura deve essere salutata con grande soddisfazione. È un simbolo della ripartenza e io spero che questo nuovo servizio non sia solo frequentato da chi si imbarca sui traghetti, sperando che il traffico passeggeri riprenda alla grande dopo la pandemia, ma anche dai livornesi che magari possono abituarsi a venire a bere o mangiare al porto affacciati sul mare».

Allo stesso modo Fabio Borgiotti, amministratore delegato dell’azienda che ha acquisito i locali di proprietà della Porto 2000 (e gestiti dall’azienda Panini), evoca la «responsabilità personale e imprenditoriale di Paolo Ardisson nei confronti di una parte storica della città che meritava di essere riaperta e salvaguardata». E, riguardo a possibili ulteriori investimenti su Livorno, precisa: «La nostra è una politica dei piccoli passi. Per adesso portiamo avanti il nostro contributo concentrandoci sull’attività, valutiamo anche per l’immediato futuro ma ci vuole prudenza». Anche il consigliere regionale Francesco Gazzetti ha voluto sottolineare l’importanza di questa riapertura «in una fase dove tutti dovranno beneficiare della ripartenza dopo la tragedia della pandemia».

Beneaugurali i messaggi anche di Marida Bolognesi, a cui si sono aggiunti quelli del questore Roberto Massucci, dell’ammiraglio comandante dell’Accademia Navale Flavio Biaggi e del contrammiraglio del Corpo delle capitanierie di porto Gaetano Angora, coerenti nel sottolineare la vitalità del territorio livornese e del tessuto imprenditoriale che lo sostiene. «Il porto è un non-luogo perché appartiene a mare e terra, così come i marittimi di cui mi sono occupato erano non-persone», riassume don Cantini richiamando alla memoria i migranti del mare assistiti sotto la stella della Fondazione Migrantes, e con un ultimo saluto a Zolesi infine conclude: «Quella della ristorazione è una realtà umana che fornisce l’energia per vivere. Possa il non-luogo abitato da persone di passaggio far riscoprire loro il significato della vita». Buon vento, per il nuovo punto ristoro. --

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di Redazione web