Il Tirreno

Livorno

Puccini, Van Gogh livornese in un trionfo visioni e colori

Simone Fulciniti
Puccini, Van Gogh livornese in un trionfo visioni e colori

Viaggio tra le opere della mostra al Museo della Città che si inaugura oggi dedicata al grande pittore: «È un Fattori più intenso, più francese direi...»

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Simone Fulciniti

LIVORNO. «Una rivelazione per me sono state le cose di Mario Puccini, un selvaggio pittore livornese allievo del Fattori: ha circa 50 anni. È un Van Gogh involontario: fortissimo; tu vedessi che colori, tu vedessi che fiere, che paesi, che mari, che barche in porto, ammassate, catramose. Ci sono del Puccini cose poco felici, ma ce ne sono, e sono le più, magnifiche: è un Fattori più intenso, più francese, direi; ma di una coltura spontanea; è uno che ha fatto il bracciante, il cameriere, il venditore di aghi e di cotone; un personaggio dostoevskijano». Questo scriveva il critico Emilio Cecchi alla moglie Leonetta Pieraccini dopo aver visitato la collezione Galli a Firenze, il 10 novembre 1913.

Da oggi (inaugurazione alle ore 18) fino al 19 settembre, il Museo della Città, accende nuovamente i riflettori, e li punta proprio su Mario Puccini eccellenza della pittura livornese, un genio del colore, un artista complesso, con una nota biografica incerta, e un profilo tanto affascinante quanto indecifrabile. «Già dal 2019 - dice il sindaco Luca Salvetti- insieme all’assessore Simone Lenzi avevamo ben chiaro un fatto: occorreva dare un’identità antica a questa città, la cui storia è legata a personaggi unici. E abbiamo cominciato un percorso ambizioso, con la certezza che Livorno poteva riprendersi uno spazio nel mondo della cultura. Inizio perfetto con Amedeo Modigliani e i suoi 110mila visitatori. Poi, nonostante la pandemia, abbiamo vissuto momenti belli che ci hanno portati fino a Mario Puccini: un artista straordinario, reso nella giusta maniera dalla struttura del Museo». Mario Puccini nasce il 28 giugno del 1869, in Via Maggi, fin da piccolo mostra doti spiccate per il disegno e la pittura, tanto che , un bel giorno, udite le lodi di Giovanni Fattori per un suo quadro, il padre acconsente a mandarlo a Firenze per frequentare l ‘Accademia di Belle Arti. Da qui inizia la magia.

«Negli ultimi 15 anni - afferma Simone Lenzi, assessore alla cultura - si usa dire che l’arte ci insegna a vivere, migliora il mondo. Io invece le chiedo di stupirmi e trovo che Puccini sia un pittore stupefacente. Oscar Ghiglia aveva ben chiaro che i due più grandi pittori livornesi coevi fossero Modigliani e Puccini. Uno dei punti più alti di una condizione pittorica ben precisa, livornese. Dobbiamo rivalutare un talento straordinario, di livello europeo, che non ha avuto la fama che meritava».

La curatrice dell’esposizione è Nada Marchioni. «In realtà - spiega - Puccini studia Van Gogh, lo capisce, lo interpreta diversamente: non era assolutamente involontario. Lui conosceva bene il panorama della cultura figurativa europea di quegli anni. Era, per dirla con Lloyd, un Van Gogh Livornese. Come il maestro olandese è stato chiuso in manicomio, 4 anni a Siena: un periodo buio, del quale non sappiamo nulla». Da altre fonti invece emergono passaggi sorprendenti. «Sappiamo per via del carteggio raffinato tra Gustavo Sforni e Oscar Ghiglia che, quando Sforni arrivava a Livorno , Puccini era uno degli artisti coi quali amava maggiormente intrattenersi. Trascorrendo del tempo con lui “si respira”, scriveva. Tra i tanti artisti che giravano per la città e frequentavano il caffè Bardi in quel periodo, Sforni evoca Puccini come il personaggio più gradevole: un documento importante, che fa riflettere».

Nel luglio del 1911, Puccini va a trovare il fratello Amedeo, che vive in Francia, in una cittadina nei pressi di Digne. Nei suoi passaggi francesi di Puccini (ci torna anche nel 1912), produce alcune opere interessanti. Qui decide di firmare i suoi lavori francesizzando il nome (si firma con un eccentrico ‘Pochein’), caratteristica che porterà avanti per qualche tempo prima di rientrare nei ranghi della normalità. L’anno prima aveva scoperto gli impressionisti.

«La mostra - conclude Marchioni - tiene a far emergere oltre alla matrice fortemente Fattoriana (per lui Fattori era il grande maestro), anche il momento in cui conosce l’arte europea intorno al 1910, quando a Firenze arrivò la prima mostra italiana degli impressionisti». —

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