Gioco
“Torneremo a viaggiare”: le foto raccontano il lavoro nel turismo
Ecco i cinque finalisti dell’iniziativa lanciata dalla Fondazione Laviosa ai Granai di Villa Mimbelli
LIVORNO. Foto che raccontano la ripartenza, che toccano i viaggi e il futuro, che parlano del lavoro nel settore del turismo. E così ecco le immagini di operai negli stabilimenti balneari, di un allevamento, di paesaggi che ritrovano luce e normalità. 125 fra scatti singoli e racconti fotografici che sono stati selezionati per la mostra legata al quarto concorso "Fotografia e mondo del lavoro", promosso dalla Fondazione Carlo Laviosa e dal Comune di Livorno. Quest'anno il tema è connesso alla pandemia, ai viaggi e al turismo, tanto che il titolo del concorso è "Torneremo a viaggiare: il lavoro nel turismo fra tradizione e nuove forme di ospitalità". La mostra verrà inaugurata sabato alle 18 ai Granai di villa Mimbelli e resterà aperta con ingresso gratuito, dal martedì alla domenica dalle 16 alle 19, fino al 5 settembre. «Siamo riusciti a dare continuità al progetto fotografico anche nell'anno più profondo del Covid - dice Piero Starita, vicepresidente della Fondazione Laviosa - la nostra attività è in crescita e si è visto anche dalla grande partecipazione a questo concorso».
341 le foto inviate non solo dalla Toscana, non solo dall'Italia, ma anche dalla Germania, dalla Danimarca, dalla Turchia, perfino da Dubai e da Capo Verde, per partecipare al concorso livornese. La giuria, presieduta dalla fotografa di fama internazionale Letizia Battaglia, ne ha scelte 125 per la mostra ai Granai. Poi c'è stata un'ulteriore selezione e cinque lavori verranno premiati all'inaugurazione di sabato: sono quelli di Giuliano Del Gatto, Marika Puicher, Daniele Stefanini e dei team Ambra Montanari-Pietro Romeo e Nicolò Panzeri-Mattia Micheli. Sono previsti 4mila euro per il vincitore, poi due premi da 2.500 per i secondi classificati e altri due premi da 1.000 per i terzi. In giuria anche l'assessore alla cultura Simone Lenzi: «Giudicare queste immagini non è stato semplice. E quando una giuria non ha un lavoro semplice davanti, vuol dire che c'è tanta qualità. I partecipanti hanno interpretato il tema di quest'anno con originalità. Credo che si provi un sentimento ambivalente guardando queste fotografie: da una parte la speranza della riapertura, dall'altra la malinconia e il peso dell'ultimo anno e mezzo». Per Simona Manfredini, che ha coordinato la giuria e curato l'esposizione per la Fondazione Laviosa, i 125 fra scatti singoli e racconti fotografici «parlano del futuro con un occhio spesso ironico, e a volte critico, verso il passato». Un'interpretazione originale del mondo del turismo e delle risorse umane impegnate a valorizzare il territorio. «L'idea è nata tra fine febbraio e inizio marzo - aggiunge Manfredini - all'epoca non potevamo sapere l'evoluzione della pandemia, ma la Fondazione era convinta del concorso e ora possiamo parlare di una scommessa vinta. Molti lavori di gruppo? Sì, presentati da due o addirittura quattro fotografi, quasi tutti fra i 28 e i 35 anni. Questi lavori collettivi sono indicativi dell'abitudine dei giovani a confrontarsi per immagini: la mia generazione passava dai dibattiti in piazza, le nuove condividono invece un linguaggio internazionale che è quello delle immagini. A stupirmi davvero è stata però la scarsa partecipazione femminile, solo il 30% del totale». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
