Gioco
Nel dossier Arpat di 15 anni fa scovati 49 casi positivi (su 194)
L’amianto non è più venduto dal ’94 ma è stato per decenni un materiale assai usato in edilizia, soprattutto come eternit (cemento-amianto) e principalmente in rattoppi e lavoretti più che in grandi manufatti. Il rischio – come viene sottolineato dal quartier generale dell’Arpat – «dipende dalla probabilità di rilascio di fibre di amianto in aria e/o nel suolo» : ed essa è «legata allo stato di conservazione del manufatto, in particolare alla sua compattezza» .
Proprio da una indagine dell’agenzia ambientale regionale emerge che nel 2006-2007 erano state inviate 1.272 lettere relative a impianti industriali nella nostra provincia, i siti erano stati mappati in 194 casi e alla fine si erano riscontrati 49 casi positivi. Sostanzialmente uno su quattro (per la precisione, il 24,7 per cento). È una delle percentuali più alte su scala provinciale: a Pisa, ad esempio, si raggiunse appena più di 20 punti percentuali e a Lucca invece poco più di 15. Si supera lo standard riscontrato in provincia di Livorno soltanto nei territori di Firenze (27,3 per cento) e di Massa Carrara (37,9 per cento). Da segnalare che anche la presenza di amianto in quattro siti dismessi su quattro.
Il report era stato realizzato tramite questionari o schede di autonotifica (per edifici pubblici e/o aperti al pubblico e impianti industriali) ma anche sopralluogo diretto o raccolta informazioni per tipologie con popolazione più ristretta.
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