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Dopo dieci anni c’è il nuovo piano di protezione civile
livorno. Era stato approvato con la delibera 143 del 16 novembre del 2011 l’ultimo piano di protezione civile del Comune. Da allora è stato aggiornato, integrato, ma mai riscritto completamente per adeguarlo davvero ai tempi, come purtroppo le cronache hanno dovuto raccontare tante volte dopo l’alluvione che nel 2017 ha messo in ginocchio la città. Nel 2018 il compito di riscrivere le carte è stato affidato alla Nier, dopo una procedura pubblica. Ora il nuovo piano di protezione civile c’è: il consiglio comunale lo ha approvato ieri mattina, con il sindaco che ha parlato di «un grande lavoro, un salto di qualità per l’intera città».
«In questi due anni – rivendica Luca Salvetti – abbiamo messo al centro la protezione civile. Abbiamo seguito e apprezzato il lavoro della Regione Toscana, che ha messo insieme interventi – molti conclusi altri in fase di realizzazione – per più di 100 milioni di euro, rendendo indubbiamente più sicuro il nostro territorio». E «abbiamo ricostruito all’interno della struttura comunale il settore della protezione civile con dodici persone preparate e formate: un settore che per molto tempo era andato avanti solo grazie all’impegno dei dipendenti comunali, capaci di dare tutto anche in situazioni che conoscevano da poco».
«Dopo dieci anni – sottolinea il sindaco – abbiamo uno strumento che ha caratteristiche di modernità ed efficienza, di lavoro da fare in rete, di continuo aggiornamento».
L’appello che Salvetti rivolge a tutte le forze politiche in apertura è chiaro: votare all’unanimità, «l’astensione sarebbe riduttiva, perché questo non è il documento di una parte politica ma di tutta la città». Appello che però viene accolto solo in parte: alla fine votano sì tutta la maggioranza (formata da Pd, Casa Livorno, Futuro) e una parte delle opposizioni (Buongiorno Livorno e Potere al Popolo), mentre si astengono il M5S e la destra (Lega e FdI).
La capogruppo ed ex vicesindaca M5S Stella Sorgente riassume così il senso dell’astensione: «Non abbiamo avuto la possibilità di approfondire in modo sufficiente il piano nelle commissioni consiliari e si dovevano ascoltare in commissione i comitati degli alluvionati e le associazioni di volontariato, passaggio che non è stato fatto, forse perché si temeva il confronto con chi ha sollevato criticità». Sia Andrea Romiti (Fdi) che Costanza Vaccaro (Lega) premettono che «questo è un documento importante che il Comune doveva avere», ma «servono anche interventi puntuali di manutenzione sul territorio per prevenire certi fenomeni», ripete in sostanza la capogruppo leghista annunciando una «astensione benevola».
Decisione diversa prendono le opposizioni di sinistra, che votano sì. Aurora Trotta (Pap) parla di un «atto ben strutturato, di cui c’era estrema necessità», facendo comunque delle raccomandazioni, ad esempio per migliorare il sistema di allerta per chi, come gli anziani, ha poca dimestichezza con le App. Oppure invitando a guardare meglio all’area dell’Eni, anche se si trova in territorio colligiano. «Siamo arrivati finalmente ad avere un piano sufficiente per la prevenzione del rischio e riconosciamo a questa amministrazione di avere rafforzato la struttura della protezione civile», aggiunge Valentina Barale (Bl).
«La città si dota di uno strumento di valore, siamo amareggiati per le astensioni, si è cercato un pretesto per sbattere la porta», riassume dalla maggioranza Piero Tomei (Pd). E per una volta abbandona la sua solita “astensione istituzionale” il presidente del consiglio Pietro Caruso (Pd): «In questo caso voto a favore, perché è uno strumento tecnico che non può mancare dopo quello che è accaduto nel 2017. Per la verità non poteva mancare neanche prima…». —
Juna Goti
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