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Infermiere dell’Asl muore a 65 anni: «Aveva scoperto il tumore appena 15 giorni fa»
Collesalvetti: era il punto di riferimento del distretto sanitario. In pensione da quasi due anni, lascia la moglie e due figli. Il cognato: "Una grande persona, eravamo uniti dalla Fiorentina"
COLLESALVETTI. È morto 15 giorni dopo aver scoperto di un tumore. E gli amici – i tanti amici che lo hanno conosciuto come infermiere e responsabile dei servizi del distretto sanitario del comune di Collesalvetti – non hanno neanche fatto in tempo a salutarlo per l’ultima volta. Lutto per la scomparsa di Senio Barbato, morto a 65 anni alle 20 di sabato scorso all’ospedale pisano di Cisanello, dove si trovava ricoverato da due settimane a causa dell’avanzare della malattia. Dal 1980 al 2001 il professionista ha lavorato come infermiere nel reparto di urologia dell’ospedale livornese di viale Alfieri, poi nell’équipe del chirurgo Maurizio Viti e infine, dal 2003, è stato trasferito al distretto socio sanitario colligiano del quale, dal 2009, è stato appunto responsabile dei servizi distrettuali.
Barbato era andato in pensione nel settembre del 2019, qualche mese prima dell’arrivo del Covid-19, e lascia la moglie Chiara e due figli di 33 e 21 anni. Abitava in via don Luigi Sturzo, nella frazione di Guasticce. «Purtroppo è morto in pochissimo tempo e non sono riuscito neanche vederlo da quando si è sentito male – racconta uno dei suoi migliori amici, l’impresario funebre di Guasticce, Vittorio Rocchi – ed era una bravissima persona, estremamente disponibile. Lui aiutava sempre coloro che avevano bisogno per le cure e le medicazioni a domicilio e per la consegna dei referti. Per anni è stato un vero e proprio punto di riferimento per il comune di Collesalvetti, un personaggio pubblico del nostro territorio, che tutti conoscevano e stimavano».
A ricordarlo è anche il cognato Stefano Bernardini, con il quale condivideva la passione per la Fiorentina. Entrambi, infatti, erano tifosi viola: «Io ero anche abbonato allo stadio Artemio Franchi – racconta – poi con la pandemia non ci sono più potuto andare. Assieme siamo andati a vedere qualche partite, anche suo figlio maggiore è un cuore viola». Una famiglia unita, che si frequentava spesso in ogni possibile occasione. «Ci volevamo molto bene – continua il cognato – e c’eravamo l’uno per l’altro. Nel suo lavoro era espertissimo, più che un infermiere a mio parere. Se avesse voluto studiare all’università, sarebbe diventato medico. Sapeva tutto, solo che non ha avuto voglia di intraprendere gli studi accademici e si è subito messo a lavorare».
Quarantatré anni di pubblico impiego, per lui, nell’ex Asl 6. È tanto il tempo che ci ha passato come infermiere il sessantacinquenne livornese, che ha frequentato le scuole in città. E infatti, nei giorni prima della pensione, in molti lo avevano festeggiato. «Ti ringrazio per quello che mi ha insegnato, per quello che mi lasci e per quello che riuscirò a fare al distretto sanitario di Collesalvetti grazie ai tuoi consigli», era stato il saluto di una sua collega. Vanessa.
«Quelli passati con te – aveva scritto invece Daniele Donati – sono stati anni leggeri, ricchi di grandi emozioni e di insegnamento al lavoro, alla vita stessa, che mi hai dato in ogni occasione in cui ho potuto stare al tuo fianco». «Non è stato solamente l’addetto ai servizi del distretto sanitario – prosegue il cognato Stefano Bernardini – era molto di più. Per qualsiasi problema legato ai referti medici, iniezioni, prelievi o cambiare i cateteri, i cittadini di Collesalvetti chiamavano lui. Era una sorta di medico di famiglia della comunità, anche se è chiaro che non svolgeva assolutamente questo lavoro, ma poi indirizzava le persone dagli esperti. Semplicemente le persone si fidavano di lui, era una persona di famiglia per l’intera popolazione di Collesalvetti, di Guasticce in particolare, dove abitava con la famiglia».
Appassionatissimo di biliardo e calcio, per 30 anni Barbato aveva giocato anche nelle squadre di pallone del circondario, con ottimi risultati. Ma era anche appassionato di libri e ciclismo. Uno sportivo vero, che andava spesso in bici e si teneva in forma, specialmente le domeniche quando non lavorava nel distretto sanitario. Negli ultimi tempi, purtroppo, aveva lamentato dei forti dolori. Poi il controllo e la scoperta del tumore al midollo, che purtroppo nel momento del controllo si era già esteso. «È incredibile – conclude il cognato – andare in ospedale e ricevere, dal niente, la notizia che per te non c’è più niente da fare. Senio era una grande persona, ci mancherà moltissimo. Ora continuerà a tifare la Fiorentina anche da lassù e a proteggere la sua famiglia». —
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