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Promosso un altro dipendente al posto suo: il Comune di Livorno ora deve risarcirlo

Promosso un altro dipendente al posto suo: il Comune di Livorno ora deve risarcirlo

Il tribunale condanna il municipio a versare più di 35mila euro a un dipendente e in Consiglio scoppia la polemica. Perini (Lega): «Paghi chi ha sbagliato»

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LIVORNO. Il Comune dovrà dare un risarcimento salato a un suo dipendente, Nicola Selli, che ha fatto causa dopo che lo scorso anno la dirigente del settore edilizia privata, Michela Cadau, a seguito di una selezione, ha promosso come “posizione organizzativa” un altro dipendente, Riccardo Belli, chiamato a coordinare il Suap, ovvero lo Sportello unico per le attività produttive. Il tribunale ha stabilito che il municipio dovrà versargli 35mila euro come risarcimento danni, oltre a 7mila euro di spese legali e il 15 per cento di rimborso spese forfettario, per un totale a carico del Comune di oltre 56mila euro.

Nella sentenza firmata dalla giudice Federica Manfrè si legge in sostanza che la scelta di far vincere un tecnico informatico e non un amministrativo appare «del tutto ingiustificata in ragione delle competenze richieste» per l’incarico in ballo.

Un caso che ieri è uscito dalle carte del tribunale ed è entrato con un lungo strascico di polemiche nella sala del consiglio comunale, dove si è acceso il dibattito tra le forze politiche. L’occasione è stata la votazione della delibera che prende atto di una serie di sentenze e che, come avviene in questi casi, riconosce i debiti fuori bilancio. L’ha esposta l’assessore Gianfranco Simoncini, che sul punto ha fatto sapere che «l’amministrazione comunale ha già fatto ricorso» perché «siamo di fronte a interpretazioni normative».

Durissimo è stato, in particolare, l’intervento del consigliere della Lega Alessandro Perini, che leggendo passaggi della sentenza ha ripetuto: «Il giudice ha macellato le teorie difensive dell’amministrazione comunale. Dice in sostanza che il Comune in quella selezione ha violato le regole di buonafede e correttezza. In pratica avete fatto una nomina su presupposti che non esistono: lo dice il giudice. Creando un danno al dipendente in questione e alle casse del Comune. Perché dovremmo pagare noi livornesi e non chi ha sbagliato?».

Parole che hanno scatenato un lungo dibattito, a tratti con toni accesi, sulla «privacy» dei diretti interessati, con i rappresentanti della maggioranza, a cominciare dal capogruppo Pd Paolo Fenzi, che hanno accusato Perini di essere «fuori tema».

Da sottolineare che la delibera discussa ieri in aula sui debiti fuori bilancio riguardava non solo questa sentenza ma anche il caso della sanzione disciplinare rifilata in era Cinque Stelle al dirigente Leonardo Gonnelli, che dopo essere stato sospeso ha poi vinto la causa. In questo caso, ha spiegato l’assessore Simoncini, l’avvocatura civica e la giunta hanno deciso di non fare ricorso «perché la sentenza emessa dal giudice del lavoro ha già riconosciuto in modo puntuale l’infondatezza degli addebiti contestati» al dirigente a suo tempo. —

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