Gioco
«Porto, noi fuori dal Recovery Ora la città si faccia sentire»
Articolo Uno manda in campo Bersani e invita la città a fare quadrato Domani incontro con il presidente della Regione, le istituzioni e le forze sociali
livorno. «Non è pensabile che il piano nazionale costruito sui soldi del Recovery Fund snobbi così Livorno, inteso come città e come porto, tutta la costa e perfino l’insieme della Toscana». Leonard Conforti, segretario territoriale di Articolo Uno, si guarda bene dallo sventolare la bandiera del campanilismo ma mette l’accento sugli effetti paradossali che ha questa trascuratezza: da un lato, il Paese attraverso le scelte del governo destina 200 milioni di euro alla Darsena Europa e ne inserisce la realizzazione fra le grandi opere per le quali è stato nominato un commissario così da avere una sorta di corsia preferenziale; dall’altro, lascia a metà la propria decisione perché poi non finanzia l’altra parte delle infrastrutture - quelle lato terra, soprattutto ferroviarie - che consentono di far arrivare la merce fino alle banchine o, viceversa, inviarla a destinazione una volta sbarcata.
Se Articolo Uno mette l’accento su quest’aspetto è per lanciare la propria iniziativa in cartellone per domani alle 16,30 nella sala conferenze del Lem (Palazzo dei Portuali). Protagonisti: l’ex ministro Pier Luigi Bersani, presidente di Articolo Uno e il leader regionale del partito Simone Bartoli, la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra e il presidente della Regione Eugenio Giani, il sindaco Luca Salvetti. Oltre a questi interventi, si aggiunga la tavola rotonda – coordinata dal direttore del Tirreno Stefano Tamburini – che vede di scena il numero uno dell’Authority Luciano Guerrieri, il presidente della Confindustria Piero Neri, il leader Cgil Fabrizio Zannotti, l’assessora comunale Barbara Bonciani, il deputato livornese Pd Andrea Romano e l’esponente di Confetra e Spedimar, Gloria Dari.
Alla presentazione dell’iniziativa, oltre a Conforti e a Bartoli, erano presenti dirigenti di Articolo Uno come Marco Susini, Valeria Luppichini e Monica Bellandi. Tutti d’accordo nel sottolineare che questa non è una rivendicazione localistica: la funzionalità del porto di Livorno – viene sottolineato – è essenziale non solo alla città ma alla competitività dell’export che è tanta parte del valore aggiunto delle imprese toscane.
Non è tutto: c’è anche un problema di diseguaglianze da ridurre. Se la velocità di crescita della Toscana Costiera – queste le parole di Bartoli e Conforti – è meno della metà di quello dell’area fiorentina, vuol dire che c’è da agire per recuperare questo divario. Per i due dirigenti di Articolo Uno proprio in questo senso va «l’azione del piano finanziato dall’Europa che costruisce finalmente una prospettiva di spesa pubblica per colmare i divari nel segno della solidarietà».
Per Bellandi non si tratta di «presentare il solito elenco di la mentazioni»: c’è da mettere in piedi «una nuova consapevolezza del nostro territorio che deve avere il coraggio di alzare la voce e dire quel che non va, facendo fronte comune».
Lo ripete anche Susini: «In porto bisogna ricostruire un senso di comunità. E andare a cercare i traffici anziché continuare a strapparseli l’un l’altro litigando». —
M.Z.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
