Gioco
Arrighi: con oltre 500 volti racconto chi siamo qui e ora
Oggi in vendita in edicola il primo dei due volumi del “Dizionario dei livornesi” dedicato ai personaggi che hanno le radici nel cuore della nostra provincia
livorno. «Per prima cosa ho preso una rubrica alfabetica: semplicemente un quadernetto e mi sono messa a mettere in fila nomi e cognomi ogni volta che mi saltavano in testa. Tempo poco ed ecco che erano già qualche centinaio. A quel punto, era l’autunno 2019, mi sono detta: partiamo e ho cominciato a bussare a questo e a quello». Parte da qui la giornalista Elisabetta Arrighi, una vita professionale al Tirreno, per raccontare il “dietro le quinte” dei due volumi del “Dizionario dei livornesi” (Editoriale Programma, pagine 271+271), ciascuno dei quali in vendita – il primo a partire da oggi – con Il Tirreno a 9,90 euro più il prezzo del giornale.
Un lunghissimo elenco di volti e storie…
«Sì, 560 nomi degli ultimi trent’anni. Tutti viventi, ho escluso chi non c’è più».
Come mai?
«Mi sono tenuta alla larga dall’enciclopedia e dalla storia. Mettendo nel conto anche i personaggi storici fin dove mi sarei spinta: fino all’Unità d’Italia? Fino alle “livornine”? No, il mio obiettivo era scattare una “fotografia” dei nostri territori attraverso volti e storie»
Chi siamo qui e ora.
«Sì, perché c’è molto da scoprire: un gran numero di personaggi che rendono così ricco e articolato il paesaggio umano, ciascuno dei quali con una sua singolarità. L’avreste mai detto che qui da noi sono presenti così tanti scienziati?»
Faccia un nome.
«Ne faccio due. Pietro Valdastri e Virginia Pensabene, entrambi classe '79, entrambi livornesi di scoglio (e coppia nella vita): lui si occupa di endoscopia robotica per creare microstrumentazioni in grado di entrare nel corpo urbano per intercettare un tumore precocemente; lei studia nuovi farmaci mediante chip per colture cellulari. Senza contare che lui è figlio di un ingegnere, Paolo, che ha progettato siluri filoguidati prima di dedicarsi alla produzione di vino».
Una famiglia. Ma sono numerosi i casi di dinastie in questa mappa di talenti della nostra provincia…
«È vero. Come fai a raccontare Aldino Montano plurimedagliato senza guardare a chi l’ha preceduto sulle pedane? O senza guardare al lato imprenditoriale della dinastia? O dimenticando che, dal lato femminile, Marcella Montano è l’anima di Harborea e Maria Gigliola Montano una delle avvocate più note per il diritto di famiglia? È solo uno dei fili rossi. Ce ne sono altri…»
Per esempio?
«Penso alla storia di Biancamaria Monticelli e del fratello Giuseppe, lei fotografa professionista e lui uno dei primi ufficiali della Capitaneria a partecipare alle missioni all’estero fin dagli anni ’90. Penso soprattutto alla loro madre Giovanna Serra, autrice di saggi su Grazia Deledda e ultima nipote di Goffredo Mameli. Ma si potrebbe pensare anche a Umberto e Thomas Mazzantini: il padre è uno storico ambientalista elbano, il figlio è scrittore fantasy e inventore di games».
Di nomi ce ne sono tantissimi, sono un caleidoscopio che mette in mostra le mille facce del talento nei nostri territori. Con una sottolineatura particolare dedicata alla cultura del vino.
«Racconto le storie di queste persone straordinarie, come Pier Mario Meletti Cavallari o come il marchese Incisa della Rocchetta. Tanti di loro si sono fatti toscani per far metter radici alle loro viti e abbiamo finito per mettervi anche quelle della loro esistenza».
Oltre mezzo migliaio di nomi di persone che possiamo incrociare per strada…
«Sì, tutti viventi. Tutti anche uno di loro fa caso a sé».
Chi?
«Parlo di Zeb, cioè David Fedi. È stato sicuramente un protagonista. Adesso sarebbe ancor più valorizzato il suo talento di street artist. Non c’è più sulla scena? Ecco, io dico solo che è sparito: sto dentro la categoria che mi sono data: di chi è morto se ne occuperanno altri. Io parlo a chi è qui su questa terra. E a Zeb dico: dove sei? È l’anima inquieta della città». —
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