Il Tirreno

Livorno

l’innovazione sulle banchine 

Porto più sicuro grazie alla tecnologia

Porto più sicuro grazie alla tecnologia

Migliora la manovrabilità delle grandi navi con la nuova apparecchiatura che l’Authority ha affidato al Corpo dei piloti 

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LIVORNO. I piloti del porto fanno già miracoli per riuscire a far manovrare navi sempre più giganti all’interno degli spazi angusti del canale d’accesso o del bacino d’evoluzione: più complicato che dover parcheggiare un tir a misura fra due scooter in via Grande nell’ora di punta, e con la difficoltà di farlo in acqua, cioè senza poter frenare e dovendo fare i conti con l’abbrivio. Finora ce l’hanno fatta contando sull’esperienza e sul mestiere, adesso grazie alla tecnologia potranno avere l’aiuto di una “pilot portable unit” (Ppu). È in pratica un dispositivo digitale (costo 25mila euro) che l’Authority in tandem con la Capitaneria di porto ha affidato al Corpo dei piloti: in pratica un tablet che raffigura la sagoma esatta delle navi più grandi misurandone con assoluta precisione le distanze rispetto alle banchine e aver così una manovrabilità più sicura momento per momento.

Non è il primo strumento di questo tipo attorno al quale nasce la collaborazione a tre fra Authority, Capitaneria e Corpo dei piloti. Anzi: a quattro, visto che alla presentazione dell’iniziativa – insieme ai rappresentanti dell’Authority (il presidente Luciano Guerrieri e la dirigente settore innovazione Antonella Querci), della Direzione marittima (il capitano di vascello Gaetano Angora) e dei Piloti (il comandante Simone Maggiani) – era presente anche il prof. Paolo Pagano, figura-chiave del Cnit, il consorzio che raggruppa 38 atenei sul fronte dei progetti di telecomunicazioni.

Già in passato è stata affidata ai Piloti una apparecchiatura che consente di misurare istante per istante i fondali così da avere continuamente una mappa aggiornata delle profondità reali create dai ben noti fenomeni di insabbiamento (e, casomai, intervenire spianando volta per volta i punti in cui le melme si addensano).

È l’utilizzo delle potenzialità degli strumenti digitali per ridurre rischi e guai all’interno di un ambiente così delicato com’è un porto: ed è possibile – è stato sottolineato – grazie al fatto che il porto di Livorno ha fatto da apripista al “5G” in ambiente portuale con un progetto all’avanguardia. Tradotto: nell’ “internet delle cose” un gigantesco numero di sensori riesce a “dialogare” proprio perché c’è una rete che ha una capacità tale in grado di reggere i flussi di dati, come segnala Querci. Per Pagano tali strumenti consentono di aver «meno incidenti e meno consumi», anche avendo bisogno di «meno infrastrutture e meno mezzi»: ma questo – aggiunge – significa anche «meno costi, meno inquinamento e meno impatto sul territorio». Come dire: sicurezza e sostenibilità vanno di pari passo.

Guerrieri insiste sull’importanza di euro-progetti come questo, nati sotto il coordinamento del Frauenhofer Institute, una galassia di centri di ricerca applicata che non ha uguali nel Vecchio Continente ed è il “regista” dell’Industria 4.0 in Germania («credo nelle persone ma credo anche che l’innovazione tecnologica ci dia la marcia in più per competere»).

Maggiani ricorda, ribadendo l’importanza della collaborazione con Capitaneria e Authority, che «sono ormai 200» le grandi navi entrate nel porto di porto, senza contare che anche alcune ro-ro hanno fatto ingresso in deroga all’ordinanza. Pagano invece guarda alla nuova frontiera: con gli occhi della tecnologia si spinge a immaginare le navi a guida autonoma (cioè sostanzialmente senza equipaggio) che si muovono sulla base delle informazioni digitali sugli accosti disponibili e le merci da scaricare.

È proprio sulle “infostrutture” che mette l’accento il comandante Angora: ben venga la tecnologia se, di fronte al gigantismo che corre veloce, ci consente di non sacrificare la sicurezza, visto che i mille intoppi rendono difficile tenere il passo con l’adeguamento delle infrastrutture. Poi però aggiunge: «Aiutiamo però questo passo a accelerare un po’». —

M. Z.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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