Il Tirreno

Livorno

la primavera del basket

La vigilia speciale di Andrea Forti: «Questa Libertas ha la forza del gruppo che aveva l'Enichem»

Andrea Forti
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Andrea Forti

Intervista all'uomo bandiera in attesa della gara-tre per l'A2: «Per vincere la serie contano solo le energie nervose. E bloccare Vico sarà fondamentale»

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LIVORNO. Andrea Forti uno e trino: icona del basket italiano, procuratore con numerosi dei suoi assistiti impegnati nella finale tra Libertas e Piacenza, tifoso eccellente dei ragazzi di Garelli e padre di Francesco, capitano amaranto. Partiamo proprio da suo figlio. Come valuta la stagione di Francesco?
«Sinceramente sono orgoglioso di quello che ha fatto fino ad ora e spero possa fare qualcos'altro. Sono orgoglioso perché in definitiva non è mai facile giocare nella città dove hai una storia in famiglia. Lui è sempre stato sé stesso ed è sempre stato capace di uscire dai momenti difficili. Ha una grande determinazione. Non si fa intimorire. Giocare a Livorno era il suo sogno. Per indossare la maglia della Libertas era sceso in C Silver e ora si trova in finale per andare in A2. È un sogno».

Qual è il pregio di Francesco che lei non aveva da giocatore?
«Lui ha la 'cazzimma' data dalla voglia di dimostrare che a questo livello ci può stare. E quest'anno ha compiuto la sua missione. Come giocatori abbiamo caratteristiche diverse. Roba da test del Dna: mica può essere mio figlio uno a cui piace difendere e passare. Io invece tiravo e tanto. Su queste cose scherzo spesso con lui. E comunque, ribadisco: la sua determinazione è eccezionale. Pensate che quest'anno ha perso 36 giorni per il Covid e tre settimane prima dell'inizio dei playoff nel suo momento migliore. Eppure è stato bravo a resettare e a ripartire».

Resettare e ripartire. Devono farlo anche le due finaliste...
«Sì, perché la finale è difficile per tutti e le partite vengono vinte solo grazie a piccoli particolari. Nei playoff ogni sfida ha una propria storia. Parte avvantaggiato solo chi riesce a recuperare energie nervose».

E quelle fisiche no?
«Contano quelle nervose. Conta la capacità di concentrarsi. Essere più allenato o più preparato lascia il tempo che trova anche se la Libertas si è presentata all'epilogo con nove partite sulle gambe. Queste sono battaglie di nervi. Punto e basta. Se giochi 'svuotato' perdi sempre».

Qual è la vera forza della Libertas?
«Questa è stata una squadra che durante l'anno ha sempre avuto un atteggiamento combattivo. Il gruppo è molto unito. L'allenatore è esperto e sa affrontare situazioni come questa. E non dimentichiamo che la LL è completamente nuova. Inoltre la Libertas ha avuto una società che ha lavorato benissimo nei passaggi delicati della stagione. Tutto questo nonostante il Covid abbia impedito a tutti di vivere insieme le emozioni del campionato, perché quando vai d'accordo con i compagni hai sempre voglia di stare con loro».

Nella Libertas ci sono molti giocatori 'suoi'. Un pizzico di merito ce l'ha anche Forti senior?
«Quando hai una squadra con tanti giocatori che rappresenti è un boomerang. Se le cose vanno male, ti si ritorce tutto contro. Quest'anno è andata bene, ma non è stato facile».

Perché?
«La scorsa estate in accordo con il gm Dellanoce e coach Garelli prendemmo subito Francesco, Marchini e Salvadori. Poi però l'impatto sul mercato sembrò esaurirsi. Arrivarono Toniato e Ricci, ma servivano ancora due colpi buoni per mandare un segnale all'Italia».

Che tipo di segnale?
«La Libertas era una società nuova per cui era vista con diffidenza. Furono presi Ammannato e Castelli per far capire agli altri che Livorno poteva stare in questa categoria. Per questo motivo mi esposi in prima persona. I due giocatori furono disponibilissimi e abbracciarono il progetto. La società dal canto suo decise di fare questo investimento. Direi che è andata bene».

Il motto della Libertas è "ero-sono-sarò". Stiamo sui primi due concetti: analogie tra questa squadra e quella del quasi scudetto?
«Come noi negli Anni '80, oggi questi ragazzi hanno il piacere di stare insieme. Credo che il ritiro per la Coppa Italia e quello di Pavia per i quarti di finale abbiano cementato il gruppo. Poi è chiaro che per vincere non basta essere tutti amici. Bisogna aver talento e saper giocare a pallacanestro».

Domani sera gara-3. Quale giocatore toglierebbe a Piacenza?
«Eh sì. Gara-3. Si parte da 0-0 e le squadre devono dimenticarsi il passato. La Libertas non può essere appagata per il successo di martedì. E Piacenza non può essersi abbattuta per quella sconfitta. Chi toglierei? Vico».

Ancora più di Perin?
«Sì, perché Vico può spaccare le difese. È intelligente. È il classico giocatore che fa sempre la cosa giusta. E giusta è anche la sua determinazione. Certo, Piacenza ha altri buonissimi giocatori, Penso a Perin - che pure ha fatto una partita spettacolare l'altro giorno, a Planezio. La squadra di Campanella ha tutta una serie di giocatori abituati a giocare a certi livelli».

Lo sa chi deve mettere le manette a Vico, vero?
«Certo. Francesco. E martedì se l'è cavata. In difesa si è sbattuto. Dopo tutto la difesa è la chiave per vincere le partite».

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di Redazione web