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Livorno

Barbera confermato al timone e Fise Uniport si allarga con Msc: ecco come

Mauro Zucchelli
Barbera confermato al timone e Fise Uniport si allarga con Msc: ecco come

L’imprenditore labronico presidente da vent’anni dell’organizzazione nazionale che si trasforma e punta alla leadership della rappresentanza della categoria

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livorno. Non è una novità che Federico Barbera sia confermato al timone di Fise Uniport, organizzazione di rappresentanza che a livello nazionale raggruppa un vasto arco di tipologie d’impresa sul fronte del porto. La riconferma – la dodicesima – è arrivata a pochi giorni da quando Barbera spegnerà le candeline sulla torta di compleanno: nella stessa data di Paul Mc Cartney e Raffaella Carrà.

Classe 1948, livornese, Barbera ha salito l’uno dopo l’altro i vari gradini della carriera partendo dalla gavetta per diventare poi manager fino a essere nominato presidente dell’Interporto e infine imprenditore. Nel frattempo da almeno vent’anni ha visto crescere le responsabilità nelle realtà associative su scala nazionale: in Fise Uniport è da lungo tempo il punto di riferimento, oltre a esser stato per sei anni nel comitato di presidenza di Federtrasporto, guidato da Gian Maria Gros Pietro.

Quel che è aumentato soprattutto ultimamente è il peso specifico dell’associazione, visto che nelle ultime settimane hanno fatto ingresso nell’organizzazione altri 12 nuovi soggetti appartenente alla galassia Msc in «tutti i principali porti del Paese», compreso Livorno (senza dimenticare Genova, Venezia, Trieste, Napoli e Gioia Tauro). Fino a rappresentare – come si tiene a mettere in evidenza da parte del quartier generale di Fise Uniport – «oltre il 50% dei contenitori movimentati nel 2020 (5,5 milioni di teu)» ma hanno un ruolo rilevante anche in altre tipologie di traffico come “multipurpose”, ro/ro, ro/pax e trasporto passeggeri.

Vale la pena di rimarcare che al fianco di Barbera figura, per quanto riguarda il nostro territorio, Carlo Torlai (Compagnia portuale Piombino) come vicepresidente insieme a Antonio Davide Testi (Medcenter Container Terminal) e Pasquale Legora (Conateco). Non è tutto: nel consiglio direttivo, nella plancia di comando nazionale dell’associazione, c’è come tesoriere il nome di un altro fra i protagonisti dell’imprenditoria portuale livornese, cioè Francesco Lorenzini della famiglia che con i Grifoni è socia al 50% di Msc nella società Lorenzini Terminal & C. (gli altri sono Ignazio Messina, Fabrizio Zerbini del Trieste Marine Terminal, Matteo Catani di Gnv e Edoardo Manzani di Stazioni Marittime Genova). Fra gli ingressi di realtà con radici livornesi c’è da segnalare anche il gruppo di Antonio Maneschi.

Alle spalle di quest’ultimo periodo c’è l’altolà che aveva visto Fise Uniport schierarsi a Genova contro l’alleanza fra Psa e Sech, operazione-chiave nel risiko alla conquista delle banchine strategiche. In seguito da Assiterminal avevano fatto la valigia alcuni terminal vicini al mondo Msc oltre al terminal genovese del gruppo Spinelli. Tutte mosse che ridisegnano gli equilibri fra operatori e rappresentanza.

Non è un caso, dunque, che Barbera abbia messo nero su bianco, subito dopo l’esito dell’assemblea che l’ha riconfermato, una dichiarazione che è il segno di questa svolta: «Si apre oggi una nuova fase dell’associazione che vede Uniport nuovamente attore centrale nel sistema portuale: estende l’ambito di rappresentanza a tutti i settori dei traffici portuali che occupano nel nostro Paese diverse migliaia di addetti». Un dato di fatto che Barbera intende trasformare in obiettivo di mandato: «Trasformare l’ampliamento della rappresentatività raggiunto in un’effettiva incisività dell’azione presso le istituzioni e il mondo della politica e del lavoro». Con una sottolineatura specifica dedicata, da un lato, al fatto di essere «pronti all’uscita da questa fase economica» nel segno della pandemia e, dall’altra, dagli effetti reali del Recovery Fund.

Per Barbera questa nuova stagione di Uniport è «un ritorno al passato». Il riferimento è al fatto che Uniport, a quel tempo con il nome di Ausitra, era l’unica associazione del settore. «Da una sua costola, alla metà degli anni 80, una parte di imprese “fuoriuscite” da Ausitra – questo il filo rosso della ricostruzione – entrarono poi in Assodocks, aderendo in seguito ad Assologistica. I terminalisti genovesi, a loro volta, più o meno una ventina d’anni fa, (e poi non solo loro) decisero di abbandonare Assologistica, creando Assiterminal».

È stato annunciata una (doppia) novità: sul piano confederativo con l’adesione a Conftrasporto, su quello sul piano delle alleanze territoriali ad esempio a Livorno «proseguirà la sinergia con Assimprese». —

Mauro Zucchelli

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