Gioco
Il lungomare raddoppia ed entra nella Venezia È la Livorno che cambia
l’analisi
Il gazebo della Terrazza Mascagni a fine settembre spegnerà 90 candeline sulla torta di compleanno. Siamo negli anni di Costanzo Ciano, che riesce gratis a farsi intitolare il cuore della nuova passeggiata a mare come fosse lui il mecenate: gli anni ’30. Da allora l’identikit del lungomare è rimasto quello. Salvo un po’ di restyling, principalmente nel periodo di Lamberti sindaco: il nuovo acquario, le baracchine messe a perpendicolo, le palme e da ultimo la nuova fisionomia dello Scoglio della Regina con il polo di robotica e le architetture neorazionaliste, la piattaforma in zona Bellana. Un po’ di trucco per incipriare il lungomare, che però era già stato costruito pezzo dopo pezzo: dai Casini d’Ardenza al Grand Hotel Palazzo, ai Regi Bagni Pancaldi e alla Rotonda, dalle ville di Antignano all’ippodromo Caprilli, all’Accademia Navale, alla Barriera dedicata alla regina Margherita. Centocinquant’anni filati senza cambiamenti di rotta al trapassar dei regimi, dai granduchi lorenesi alle giunte “rosse” dei monocolore Pci.
Negli ultimi 15 anni è venuto giù il muro del Cantiere che separava la Fabbrica dal Quartiere, e la Fabbrica – in questa Maranello degli yacht ultralusso che è Azimut Benetti – ha ristretto le proprie superfici senza esser più una barriera al capolinea nord del lungomare. Sta nascendo la Porta a Mare, la fine di quel limite apre una opportunità che significherà mattoni, metri cubi, superfici lorde di pavimento, rogiti e compravendite. Ma anche qualcosa d’altro, qualcosa di più: il raddoppio del lungomare a portata di mano, anche se ovviamente di là dall’orizzonte temporale di un mandato di sindaco, di presidente d’Authority o di qualsiasi altro tassello del puzzle che costituisce la classe dirigente.
Si potrebbe partire dallo spicchio di mare che sta fra Terrazza Mascagni, Bellana e Scoglio della Regina per ricordare che dorme nei cassetti dell’Authority e forse soprattutto di Palazzo Civico il progetto per dare al “popolo delle barchette” lo spazio dove lasciare la propria barca: l’idea di un polo da 600 posti è già nelle carte, il mondo della piccola nautica brontola perché ha messo sul tavolo un progetto che ne vale il doppio e s’inventa pure una passeggiata lunga un chilometro che dalla Terrazza Mascagni arriva alla Diga della Vegliaia. Mugugna la Capitaneria: è l’imboccatura del porto e guai a creare intoppi alle navi.
Nella zona del Cantiere c’è via Fagni che s’infila fino al secondo ingresso di Azimut. L’hanno sbarrata: eppure la strada in realtà c’è già anche se malconcia, basterebbe riaprirne 96 metri per arrivare a un passo dalla banchina 75, dal “muro del pianto” e dalla discesa che porta al castelletto dei Piloti, allo Yacht Club e alla bocca del Porto Mediceo.
Già, il Mediceo: è su questo specchio d’acqua che la programmazione urbanistica conta di realizzare un porto turistico. Nel senso di: a misura di turista anziché della piccola nautica locale. L’attenzione però potrebbe focalizzarsi sul Forte della Bocca: un mistero anche per noi stessi livornesi, visto che (quasi) nessuno l’ha visto dal di dentro, tutt’al più gli esterni con le bocche per le postazioni dei soldati a sorveglianza dell’imboccatura. Il Tirreno ha messo in vetrina mesi fa il fascino degli interni in fase di consolidamento da parte dell’ente di governo del porto: una straordinaria galleria contrappuntata dalle feritoie di tiro.
Dall’altra parte della bocca del Porto Mediceo c’è l’ex silos granario che vi portiamo a scoprire in vista della riapertura almeno parziale. Non basta: c’è anche una meraviglia di architettura militare com’è la Fortezza Vecchia: da anni è l’Authority che la tiene aperta all’uso pubblico, e meno male. È diventata anche luogo di spettacolazione. Non dimentichiamoci che il vecchio progetto di riportarla in acqua – cioè di togliere il piazzale che la aggancia alla calata Sgarallino e al varco Fortezza – è ancora lì. Magari riveduto e corretto: si teme che mancando una parte degli appoggi statici la Fortezza Vecchia possa manifestare qualche problema. Ipotesi: un “miror de eau”, sull’esempio di quel che ha fatto l’estro di Jean Max Llorca e Pierre Gangnet a Bordeaux: la piazza della Borsa si è trasformata in un “specchio d’acqua” appunto, con una enorme vasca-fontana di quasi 3.500 metri quadri e pochi centimetri di profondità. Sarà quella la soluzione? Forse no, ma l’idea di aprire alla città il fortilizio da questo versante c’è e potrebbe riservare novità suggestive, spalancando allo sguardo una prospettiva ora chiusa da cancelli, muretti, reti metalliche...
È in questa stessa zona che dovrebbe nascere la nuova stazione marittima: dovrebbe realizzarlo l’alleanza (Onorato-Msc) che si è aggiudicata la privatizzazione della Porto 2000 sulla base di un progetto che promette più di 90 milioni di euro da investire nella nuova infrastruttura. Peccato che per via dei guai finanziari della famiglia azionista e del contenzioso con l’Authority alla fin fine non si sia concretizzato finora nulla di un progetto ambizioso.
C’è un tiro di sasso fra l’area della futura stazione marittima e il Luogo Pio: la piazza è, con la mostra di Modigliani, diventata quel che è. Ma alle sue spalle, agli ex Pubblici Macelli, c’è una zona tutta da reinventare: l’Asa ha individuato a nord di via Enriques l’area dove traslocare le grandi vasche del depuratore. Gli spazi dell’ex Rivellino in tandem con i Macelli assommano a 30mila metri quadri da poter progettare nel cuore antico della città. A 300 metri dalla Dogana d’Acqua high tech che verrà.
Potrebbe essere un disegno, una idea di città: ammesso che ci fosse qualcuno che alza il naso e immagina cose un po’ più ambiziose del ritorno del Livorno in serie C. —
M.Z.
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