Il Tirreno

Livorno

Bus per le scuole, le aziende private devono riscuotere ancora 2 milioni

J.G.
Bus per le scuole, le aziende private devono riscuotere ancora 2 milioni

Appello della Cna a Regione e gestori pubblici: «Quel lavoro è stato ossigeno, ma così si rischia il ko»

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livorno. Intendiamoci subito: con il covid che ha stoppato tutto per mesi, il lavoro che hanno ottenuto nell’ultimo anno è stata una boccata d’ossigeno. Lo ripetono a turno, per bocca della Cna, le imprese dei bus privati che fanno servizio per le scuole. Ma se le amministrazioni pubbliche, in particolare la Regione, non si decideranno a sbloccare i pagamenti, molte di loro rischiano comunque di affogare. Anche perché in ballo non ci sono noccioline, ma qualcosa come 2 milioni di euro, divisi in una dozzina di realtà livornesi, sia della città che della provincia: soldi fermi da mesi.

L’allarme-appello viene lanciato ora che l’anno scolastico è finito e con esso anche l’aiuto che queste imprese private dei bus hanno dato ai vari gestori del trasporto pubblico, come Ctt. «È stata un’esperienza molto positiva – premette il coordinatore di Cna trasporti, Alessandro Longobardi – che ha visto le aziende locali impegnarsi al massimo per trasportare i ragazzi, soprattutto quelli delle scuole superiori, lungo tutte le principali tratte extraurbane del territorio che collegano i vari comuni e frazioni con i centri in cui hanno sede le scuole». Un lavoro iniziato a metà settembre, interrotto con la seconda ondata della pandemia a novembre e ripreso poi senza interruzioni a gennaio. «Nessuna corsa saltata, nessun ragazzo rimasto a piedi, tutti i giorni i mezzi privati hanno affiancato quelli pubblici, come previsto dal contratto», sottolineano dalla Cna.

Solo per le tratte della provincia parliamo di trenta pullman, messi a disposizione da dodici aziende locali. «Un lavoro importantissimo, con il crollo del turismo di massa queste imprese erano ferme e disperate, poter lavorare per la Regione ha voluto dire tornare a fatturare, ma ovviamente anche a spendere: autisti, gasolio, manutenzioni costanti ai mezzi, riattivazione delle assicurazioni, spese straordinarie per la sanificazione continua».

Certo è questo, viene evidenziato, che le aziende vogliono: «Lavoro, non solo sussidi». Ma c’è un però grande come una casa: «A oggi – viene al punto Longobardi – le imprese livornesi, ma anche molte altre in Toscana, hanno riscosso solo il 75 per cento del fatturato dei primi due mesi di lavoro (dal 14 settembre al 4 novembre 2020). Del resto del lavoro ancora nulla». E solo per le aziende della nostra area si parla di un fatturato da incassare di quasi due milioni di euro: oltre 160mila euro di media.

Il problema dove sta? «Nella burocrazia – rispondono dalla Cna – Un continuo rincorrersi di fogli, rendicontazioni, certificazioni fra Regione, One Scarl e gestori locali come Ctt, Tiemme, Cap e così via: sembra sempre che manchi l’ultimo foglio per sbloccare di settimana in settimana i tanto attesi bonifici».

«Le nostre aziende – evidenzia ancora Longobardi – sono contentissime di avere avuto questa occasione di lavoro e sarebbero disponibili a fare corse integrative anche nell’estate per cittadini e turisti, visto che attualmente la capienza dei mezzi è sempre limitata al 50 per cento e molti bagnanti rischiano di rimanere alle fermate. Saranno felici anche se a settembre sarà possibile affiancare di nuovo i propri pullman a quelli dei consorzi pubblici». Ma «hanno dovuto portare le fatture all’anticipo in banca, pagando interessi che erodono il già basso margine dovuto alle tariffe regionali». Quindi ecco l’appello: «Servono i bonifici, almeno degli anticipi per i primi mesi dell’anno. Ci pare assurdo aspettare tutti questi mesi per chiedere certificazioni che potevano essere chieste prima. Così si rischia di fare un danno alle aziende che, già in crisi di liquidità per il calo di lavoro dovuto alla pandemia, sono costrette a ulteriori indebitamenti». —

J.G.

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