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Discarica del Limoncino, il Comune di Livorno tenta la strada del ricorso al Consiglio di Stato: ecco perché
L'amministrazione: «Si approfondisca se c’è rischio di infiltrazioni nel suolo». Ma la Regione non ha ancora deciso che fare
LIORNO. Il Comune di Livorno ha deciso di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del tribunale amministrativo che a fine dicembre ha dato il via libera all’apertura del primo lotto della discarica del Limoncino. La delibera è stata appena firmata dagli assessori. È la numero 276 e in sostanza incarica l’avvocatura civica di imboccare questa strada per provare ad approfondire le differenze che sono emerse di fronte al Tar tra le valutazioni del Politecnico di Milano e quelle di Arpat. Valutazioni non proprio secondario, visto che hanno a che fare con le condizioni del fondo della discarica, o meglio con la sua permeabilità.
In estrema sintesi: i giudici del Tar avevano in parte accolto il ricorso contro la Regione presentato dalla società Bellabarba, proprietaria dell’impianto, sulla base delle verifiche affidate agli esperti del Politecnico, secondo i quali nel lotto 1 «il fondo rispetta il requisito di permeabilità previsto» e «il lotto 1 è indipendente dal lotto 2, sia in relazione alla viabilità che alle opere di regimazione idraulica». Per Arpat invece questa distinzione in lotti non risultava possibile («l’impianto è unico, sorge su un unico fondo») con tutte le conseguenze del caso.
I giudici hanno dato ragione alla società. Mentre il Comune oggi chiede che si pronunci anche il Consiglio di Stato. Perché, si legge nella nuova delibera, le due differenti valutazioni tecniche saltate fuori davanti al Tar «determinano inevitabile incertezza circa la sussistenza delle reali condizioni di sicurezza della discarica, con particolare riferimento al rischio di infiltrazione di acque contaminate nel suolo, sottosuolo e falde sotterranee». E il Comune ritiene quindi «opportuno presentare ricorso al Consiglio di Stato (...) nell'ambito del quale tentare di ottenere un ulteriore approfondimento».
Va detto che quello del municipio è un tentativo in extremis di (ri)stoppare tutto: un ingresso in corsa nell’iter giudiziario, visto che Bellabarba a suo tempo aveva presentato ricorso contro Regione (che firma le autorizzazioni) e Arpat, mentre il Comune era stato solo informato e non si era costituito in giudizio. La decisione del Comune suona anche come un messaggio politico, visto che la domanda più importante resta sul tavolo in attesa di una decisione: la diretta interessata, ovvero la Regione, presenterà ricorso? Il termine per farlo scadrà tra pochi giorni, il 30 giugno. E a ieri non risultavano atti ufficiali in questo senso. Mentre già a febbraio i dirigenti a Firenze avevano adattato le carte alla sentenza del Tar e autorizzato a partire il primo lotto della discarica.
Aspetta quindi una risposta l’interrogazione presentata dal consigliere regionale del Pd, Francesco Gazzetti, che a fine maggio ha chiesto alla giunta regionale di «conoscere quali azioni si intendano mettere in atto per rispondere alla richiesta di tutela ambientale e alla forte contrarietà che emergono dalla popolazione e dalle istituzioni locali» sulla discarica del Limoncino, «a fronte dei rilievi emersi dal lavoro di Arpat». Gazzetti ha chiesto «se la Regione intenda ricorrere al Consiglio di Stato», verificando «se tale facoltà può essere esercitata anche da Arpat». «Si tratta di una proposta – si legge nell’atto – che nasce dal confronto con la cittadinanza e che si colloca in un percorso avviato da tempo. Mi riferisco alla risoluzione portata in approvazione in consiglio regionale nella passata legislatura e nella quale si invitava la giunta anche “a mettere in campo tutte le azioni utili al superamento e alla chiusura della discarica di Limoncino”. Un indirizzo politico che si deve confrontare con un percorso amministrativo avviato nel 2009 e che ci consegna la situazione attuale». —
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