Gioco
«Obiezione di coscienza per i portuali: alle armi devono poter dire di no»
livorno. “Porti chiusi alle armi, aperti ai migranti”. Lo striscione che campeggiava sull’assemblea in Fortezza Vecchia ben rappresentava l’idea-guida dell’iniziativa messa in campo dal sindacato di base Usb insieme al Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, giunti a Livorno in folta delegazione. Al centro dell’attenzione la lotta dei portuali per dare l’altolà al passaggio delle armi nei porti. Nel mirino, in questo caso, l’imbarco di container di esplosivi e/o munizioni transitati anche dalle banchine labroniche e destinati a Israele nei giorni in cui Gaza è stata sottoposta a bombardamenti da parte delle forze di Tel Aviv.
«Con la presenza della base americana di Camp Darby così vicino – queste le argiomentazioni di Giovanni Ceraolo, dirigente Usb – il porto di Livorno conosce spesso il passaggio di armamenti: ecco, abbiamo deciso di non restare in silenzio». E Massimo Mazza, anch’egli Usb: «I lavoratori non sono robot, devono poter decidere se fare obiezione di coscienza e rifiutarsi di movimentare armi».
All’iniziativa hanno aderito anche esponenti della galassia pacifista. A cominciare da Weapon Watch, osservatorio contro le armi: per Carlo Tombola serve «una nuova consapevolezza» non solo verso il trasporto ma anche sulla produzione di armamenti («così fiorente pure qui da voi»).
In campo chef Rubio, che dalla Fortezza ha fatto una diretta Twitter per rilanciare le ragioni del proprio impegno in solidarietà con il popolo palestinese.
Per i rappresentanti di Sea Watch, organizzazione attiva nel salvataggio dei migranti in arrivo con i barconi, occorre ribaltare la logica – è stato detto – per cui i porti sono chiusi per i migranti che magari scappano dalla guerra e invece sono aperti per gli armamenti che quelle guerre servono a farle.
Alessio Visconti a nome di Buongiorno ha ricordato la proposta di mozione depositata insieme a Potere al Popolo su questi temi in consiglio comunale... —
M.Z.
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