Gioco
Bonistalli: prima di tutto al porto di Livorno servono pace e coesione
Mauro Zucchelli
Livorno. L’ha chiamata la relazione della “Remontada”: in spagnolo castigliano anziché nel catalano della celebre maglietta del Barcellona contro lo Xerez in vista della partita di Champions contro l’Inter. Ma per Enrico Bonistalli, juventino ultradoc e suocero del campione azzurro Giorgio Chiellini, stavolta non è questione di fede calcistica bensì di prospettive di ripresa dell’economia dopo il tonfo dell’emergenza Covid.Lo dice di fronte all’assemblea dell’Asamar, l’associazione che raggruppa gli agenti marittimi, in quello che forse è il primo conclave in presenza dell’imprenditoria privata sul fronte del porto («è un bel segnale di speranza», dirà il presidente camerale Riccardo Breda).
Bonistalli lLo ripete soprattutto con una preoccupazione: è «necessario denunciare» che, nel Recovery Plan nazionale varato dal Parlamento e previsto dal regolamento applicativo, «la nostra zona, comprensiva degli scali di Livorno e Piombino, è stata dimenticata.
Ma dietro quell'accenno al mondo del pallone c'è un altro aspetto preso in prestito dall'universo calcistico: il senso dell'appartenenza a una squadra, la coesione fra i giocatori, il tifo di una città che sentono di avere alle spalle. Ecco perché dopo poche battute mette da parte la relazione ufficiale e a braccio si butta con passione sul sentiero di un discorso a braccio: dà per letti i richiami a microtunnel e Darsena Europa, così come al bisogno che la Regione faccia sentire il suo peso, per Bonistalli c’è un tassello ancor più importante nel mosaico: ricordando un ritorno a Livorno percorrendo il Romito, materializza davanti al pubblico l’epifania di una nuova consapevolezza nel nome del «coraggio del futuro» (citando il leader confindustriale Neri).
Ecco l’appello a «una visione globale ed unificata dei singoli interessi in un quadro di collaborazione e pace sociale per il rilancio del tessuto economico», ecco il richiamo a «una nuova mentalità» (che ha un’importanza «pari se non addirittura superiore alla realizzazione di quelle opere pubbliche, da tempo attese, prima fra tutte la Piattaforma Europa»). Figurarsi che la intende come «un’opera anch’essa, da costruire e fortificare, che non ha bisogno di denari ma di operatori portuali responsabili e super-motivati». Esempi? Ce n’è uno, ed è chiarissimo a tutti: «I nostri predecessori del secondo dopoguerra che ricostruirono un tessuto economico disastrato: una generazione più che mai da prendere come esempio». Troppo indietro nel tempo? Allora l’ispirazione giusta è quella del “patto per il lavoro” promosso dal Comune, «e in particolare dall’assessora Barbara Bonciani», che prende le mosse da quello firmato nel 2012. Sarà poi Bonciani a indicare soprattutto due temi: l’uno è «l’esigenza di fare squadra» e l’altra riguarda l’«importanza che il lavoro sia di qualità» (così da offrire opportunità anche ai giovani “talenti” in fuga).
Se ci lasciamo alle spalle il periodo più difficile dalla fine della guerra e dunque adesso ci si sente addosso voglia di ottimismo, anche Piero Neri, presidente della Confindustria, mette l’accento sulle potenzialità che il domani ha in pancia: da un lato, il porto può essere attrattore di insediamenti industriali; dall’altro, la “regionalizzazione della globalizzazione” innescata dai contraccolpi della pandemia può aumentare il ruolo di porti come Livorno. —
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