Problemi di sicurezza all’Apparizione via anche gli inquilini
Chiusa da 15 anni la chiesa simbolo del culto della Madonna «Liberata la casa sul retro dopo l’intervento dei pompieri»
Francesca Suggi
LIVORNO. Non ci sono più auto nè motorini posteggiati nel giardino e sul sagrato da qualche settimana. L’erba, da curata e ben tenuta, sta crescendo alta tutto intorno. Anche le persone che abitavano sul retro non ci sono più. A confermare che la chiesa dell’Apparizione, chiusa da anni, oggi è più abbandonata che mai è lo stesso don Luca Giustarini, priore e parroco di Montenero. Ci sono problemi di sicurezza importanti. Che partono dal tetto. La domanda sorge spontanea: quella chiesa costruita nel 1956, luogo simbolo del culto mariano così caro ai livornesi, punto di partenza di processioni e pellegrinaggi fino al santuario, tornerà mai ad aprire le sue porte? «Sono venuti i vigili del fuoco e per ragioni di sicurezza è stato deciso di liberare anche la struttura abitata sul retro della chiesa per ragioni di sicurezza: a noi ci è stato detto che al momento non è possibile entrare più né in chiesa né nei locali abitati», spiega. Sottolineando anche che da due anni tutti i beni di proprietà dei monaci vallombrosiani - tra cui la chiesa dell’Apparizione - vengono gestiti direttamente dall’abbazia di Vallombrosa nella persona del priore, l’economo generale don Marco Mizza.
Già cinque anni fa le criticità strutturali del tetto erano state denunciate dall’allora parroco di Montenero, don Alessandro Paradisi. Dal 2016 ad oggi le condizioni generali della struttura sono evidentemente peggiorate. Fino all’abbandono anche dell’abitazione sul retro. Dal quartier generale della congregazione vallombrosana di Reggello non danno ulteriori dettagli. «Il priore è fuori per una settimana di preghiera e non può essere disturbato», dicono dal centralino della congregazione.
La città tutta reclama rispetto per quella chiesa che sulla facciata ricorda proprio il momento sacro della tradizione datato 1345, inciso nella mente di fedeli e non solo. Cinque anni fa l’allora parroco di Montenero chiedeva più rispetto per il luogo sacro anche da parte delle persone che abitavano sul retro, proprio perché avevano l’abitudine di posteggiare i loro mezzi sul sagrato.
Ora gli inquilini non ci sono più. E tutto il complesso adesso appare più abbandonato che mai. Circondato da erba alta e incuria. Per il momento, quindi, quell’ immagine del pastore che campeggia sulla facciata con la scritta “il 15 maggio 1345 qui apparve l’immagine della vergine santissima ad un pastore il quale per suprema ispirazione la trasporto sul vicino colle ove in suo onore sorse il santuario della madonna di Montenero” è destinata a alla solitudine.
«So che dietro alla struttura c’è un progetto di recupero da presentare alla Sovrintendenza e al Comune», continua ancora don Luca Giustarini.
Forse parla dello stesso progetto che cinque anni fa don Alessandro Paradisi aveva raccontato al Tirreno. Mai concretizzato. Mai realizzato. Con il risultato che la situazione generale del bene è peggiorata. Al tempo i monaci Vallombrosani avevano fatto fare anche delle indagini al tetto, appunto, e per rifarlo servivano qualcosa come 100mila euro.
Si parlava di una chiesa internamente in buona salute. Adesso a giudicare dalle parole di don Luca la situazione è cambiata. —
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