Il Tirreno

Livorno

l’indagine della finanza  

Il raggiro delle slot machine «Spariti 1,5 milioni di euro»

Federico Lazzotti
Il raggiro delle slot machine «Spariti 1,5 milioni di euro»

L’imprenditore livornese non ha versato per anni la percentuale al Monopolio È indagato per peculato, gli sono stati sequestrati i beni per coprire l’ammanco

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Federico Lazzotti

livorno. Per sedici anni, tra il 2004 e il 2020, non ha versato ai Monopoli di Stato la parte che gli spettava (il cosiddetto Preu, prelievo unico erariale)) sulle giocate alle slot machine che gestiva nella zona di Livorno per un concessionario romano facendo sparire – secondo la finanza – un milione e mezzo di euro.

La scoperta del raggiro è avvenuta quasi per caso. Quando l’Erario, lo scorso anno, ha chiesto conto al concessionario della cifra che mancava rispetto ai versamenti dovuti negli anni precedenti. Emerso l’ammanco il fascicolo è stato girato alla procura di Livorno che ha delegato il nucleo economico della finanza per effettuare ulteriori accertamenti.

Così nei giorni scorsi è arrivato un decreto di sequestro per un valore di oltre un milione e mezzo di euro a carico dell’imprenditore attivo nell’esercizio del “gioco lecito”, che ha omesso di versare l’imposta di prelievo unico erariale.

«L’impresa coinvolta che aveva sede a Livorno – è la ricostruzione degli investigatori – , operava come gestore per conto di una società romana concessionaria dell’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato per il servizio di distribuzione e gestione degli apparecchi e congegni da divertimento che elargiscono premi in denaro, quali videolottery e newslot». In qualità di incaricato di pubblico servizio, avrebbe dovuto versare parte delle somme raccolte, in virtù della sua funzione appunto pubblica, fossero versate allo Stato per il pagamento delle concessioni sui monopoli del gioco lecito.

Infatti, l’installazione delle macchinette cosiddette videopoker, la cui attività è monitorata direttamente dalla rete, sconta un prelievo erariale unico sulle somme giocate, dovuto al monopolio dal soggetto al quale è stato rilasciato il nulla osta.

Le indagini invece hanno messo in evidenza mancati versamenti alla casse dello Stato. Per questo l’ipotesi di reato di cui dovrà rispondere il rappresentante legale della società, 58 anni originario di Varese e di cui le autorità non hanno fornito il nominativo, è quella di peculato. «In quanto – spiegano dalla finanza – quale incaricato di un pubblico servizio, si è appropriato di somme di denaro di cui aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio».

In questo contesto, il Tribunale di Livorno ha disposto il sequestro dei beni in capo alla società nonché al suo rappresentante legale, per un valore equivalente al profitto del reato contestato. —

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