Gioco
"Non ha pagato le tasse", sequestrato un milione e mezzo di euro a un imprenditore livornese delle slot machine
Secondo la finanza invece di versare i soldi allo Stato li avrebbe tenuti per sé. Il rappresentante legale, 58 anni, come incaricato di un pubblico servizio, è indagato per peculato
LIVORNO. Ha sottratto all'Erario un mliione e mezzo di euro in sedici anni. Nei guai un imprenditore che gestice slot machine e videopoker. Il nucleo di polizia economico e finanziario della finanza di Livorno ha dato esecuzione, su delega della locale Procura, a un decreto di sequestro per un valore di oltre un milione e 500 mila euro a carico di un imprenditore attivo nell’esercizio del “gioco lecito”, che ha omesso di versare l’imposta di prelievo unico erariale (Preu). L’impresa coinvolta, con sede a Livorno, operava come gestore per conto di una società romana concessionaria dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato per il servizio di distribuzione e gestione degli apparecchi e congegni da divertimento che elargiscono premi in denaro, quali videolottery (VLT) e newslot (AWP).
In qualità di incaricato di pubblico servizio, la sua azione di sostituto di imposta imponeva che parte delle somme raccolte, in virtù della sua funzione appunto pubblica, fossero versate allo Stato per il pagamento delle concessioni sui monopoli del gioco lecito. Infatti, l’installazione delle macchinette videopoker, la cui attività è monitorata direttamente dalla rete, sconta un prelievo erariale unico sulle somme giocate, dovuto all’Aams dal soggetto al quale è stato rilasciato il nulla osta.
Le indagini invece hanno messo in evidenza mancati versamenti alla casse dello Stato superiori a 1,5 mln di euro dal 2004 al 2020 (periodo di durata della concessione governativa), con la configurazione del reato di peculato, in capo al rappresentante legale, un 58 enne originario di Varese, in quanto lo stesso, quale incaricato di un pubblico servizio, si è appropriato di somme di denaro di cui aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio. In tale contesto, il Tribunale di Livorno ha disposto il sequestro dei beni in capo alla società nonché al suo rappresentante legale, per un valore equivalente al profitto del reato contestato.
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