Gioco
Addio a Santo Santino il partigiano “Ciclone” premiato da Pertini
Originario della Sicilia, si è spento alle soglie dei cent’anni Il coraggioso blitz per liberare i prigionieri destinati al lager
livorno. L’ex partigiano “Ciclone” – Santo Santino il suo nome e cognome per l’anagrafe – se n’è andato alle soglie dei cent’anni: li avrebbe compiuti a marzo. Ma l’avanzare dell’età non aveva frenato la sua carica, era rimasto un combattente nell’animo: basti pensare che solo poche settimane fa era stato confermato alla guida della sezione livornese dell’Associazione Combattenti e Reduci (con vice il cavalier Giovanni Bitossi).
Ad annunciare con affetto la sua scomparsa sono gli ex partigiani dell’Anpi: «Ci mancheranno le tue visite all’Anpi, le discussioni, a volte accese ma che ci facevano apprezzare la tua capacità di analisi, la lucidità del pensiero, la voglia di combattere». Gino Niccolai, presidente provinciale Anpi, rincara: «Mancherai a quei bambini, a quei ragazzi a cui hai raccontato le tue esperienze di vita con leggerezza e con al fondo il rispetto per le persone, anche se nemici».
La salma di Santino rimarrà esposta anche oggi alla camera mortuaria del camposanto della Misericordia, spiegano dal quartier generale dell’Anpi, per poi essere «trasferita a Gratteri, suo paese natale, dove lunedì si svolgeranno i funerali».
Già, perché Santo Santino era siciliano di Gratteri: avrebbe potuto infischiarsene di tutto e di tutto, e una volta liberata la sua Sicilia, tornarsene subito a casa dalla sua famiglia. Aveva invece scelto di combattere per la libertà: l’aveva ricordato pochi mesi fa in una intervista a “Repubblica” e, a quasi ottant’anni da quella scelta, gli era tornato il groppo in gola quando aveva ribadito che «a vent’anni anni ho capito cos’è la dignità umana e cosa vuol dire battersi per i valori: sono rimasto sempre sulla linea retta, non ho mai camminato a zigzag».
Era diventato comandante del battaglione “Toni Boschieri” aggregato alla Brigata Matteotti che era attiva sul Monte Grappa. Il suo impegno politico l’avrebbe proseguito a Livorno nel dopoguerra militando nel Partito socialista.
Gli avevano dato la croce al merito di guerra, il diploma d’onore lo aveva avuto dal presidente Sandro Pertini, socialista e partigiano come lui. Al Quirinale era tornato in seguito: il presidente Giorgio Napolitano l’aveva fatto cavaliere.
Comunque, lui era rimasto quello delle battaglie per la libertà: «Non facevamo male alla gente, ci concentravamo solo sugli atti di sabotaggio». Del più celebre di questi blitz aveva parlato perfino Radio Londra: non gli mancava il coraggio e Santino alla testa del suo gruppo nei pressi di Assago, non lontano da Milano, aveva dato l'assalto a un camion tedesco per liberare un gruppo di italiani fatti prigionieri per esser trasferiti in un campo di concentramento nazista.
L’aveva spiegato in quell’intervista: «A noi interessava la liberazione del territorio nazionale dal nemico e non la vendetta, neppure contro i fascisti».–
M.Z.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
