Fra i 170 edifici distrutti la caserma dei carabinieri (allora in via Marradi)
Solo sette minuti dopo l’allarme per mettersi in salvo nei rifugi Nell’attuale sede dell’Arma una lapide con i nomi delle vittime
la storia, le storie
Quest’anno ricordiamo il bombardamento del 28 maggio ’43, il più devastante fra i tantissimi sulla nostra città, attraverso una vicenda particolare: la distruzione della caserma dei carabinieri ci fa aprire gli occhi sugli effetti terribili che le incursioni dei bombardieri alleati ebbero sulla nostra città (con cifre indicate in relazioni ufficiali). Nell’articolo più in basso invece potete trovare il racconto attraverso le relazioni interne agli uffici dell’Arma dei carabinieri di allora.
Quel 28 maggio 1943 le sirene antiaeree iniziarono a suonare intorno alle 11,30 del mattino. Di lì a qualche minuto la prima ondata di “fortezze volanti” americane, circa 60 aerei, sganciarono il loro carico di morte.
Stando ai rapporti stilati dalla Prefettura di Livorno del 2 giugno 1943, tra l’allarme e l’inizio del bombardamento trascorsero solo sette minuti e la popolazione non ebbe molto tempo per trovare riparo nei rifugi.
La seconda incursione, più intensa, della durata di circa 15 minuti, arrivò da lì a breve, alle 12,15. Fu in questo momento che si verificò il numero di vittime più alto, dovuto alla fuga di molti verso la caserma dei vigili del fuoco e la stazione ferroviaria, a seguito del diffondersi della notizia dello scoppio di depositi di munizioni.
Al termine dell’incursione, il bilancio di distruzione provocato dalle 180 tonnellate di bombe fu di trecento morti, mille feriti, 170 edifici completamente distrutti, trecento gravemente danneggiati, 1.300 danneggiati.
La Stazione marittima, piazza del Voltone, piazza Magenta, via Maggi, via Baciocchi, via Marradi, via Montebello, viale Regina Margherita, via Erbosa (oggi Via Solferino e Via Mastacchi), la Venezia, il porto e la zona industriale furono le zone maggiormente colpite, oltre ai fabbricati della dogana, i magazzini generali, il distretto militare e la caserma della Guardia di Finanza, stanziati lungo il molo Mediceo.
La caserma della Legione Carabinieri di via Marradi 24 venne completamente distrutta, seppellendo nel crollo i marescialli maggiore Giuseppe Diana e Pietro Pratici, il vice brigadiere Salvatore Rossi, l’appuntato Giuseppe Russo, i carabinieri Emilio Olivieri e Giuseppe Mola e due impiegati civili, Ernesto Fastame e Giuseppe Ferretti.
Nel piazzale della caserma “Generale Amico”, sede della 2° Brigata Mobile e del Comando provinciale Carabinieri è posta una lapide in ricordo di quei caduti durante quei tragici eventi. –
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