Il Tirreno

Livorno

l’udienza  

Concorso sospetto all’università di Pisa prosciolto l’ex rettore

Pietro Barghigiani

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Non ci sono elementi per sostenere l’accusa in giudizio sul caso del presunto concorso aggiustato per un posto di professore di prima fascia a Economia Aziendale. E la naturale conseguenza di questa conclusione è un’ordinanza di archiviazione firmata dal giudice per le indagini preliminari Donato D’Auria in accoglimento della richiesta del pubblico ministero Giovanni Porpora. Il reato era quello di induzione indebita a dare o promettere utilità. Le tre posizioni archiviate sono quelle dell’ex rettore Massimo Augello, 71 anni, residente a Pisa, del professore in pensione Luciano Marchi, 71enne di Lucca e del professor Silvio Bianchi Martini, 59 anni, anche lui lucchese.

I tre indagati erano assistiti dagli avvocati Antonio Cariello, Stefano Del Corso, Filippo Bellagamba e Andrea Da Prato. Si è trattato di un filone laterale di un procedimento che vede già a processo un ex docente universitario con l’accusa di aver confezionato un concorso ad hoc al dipartimento di Economia aziendale escludendo la candidata, residente a Livorno, che poi con le sue denunce ha fatto aprire l’inchiesta.

Secondo la denuncia «la selezione era dolosamente avvenuta in violazione dei criteri stabiliti per legge e, a sostegno delle proprie argomentazioni, allegava la trascrizione della conversazione intercorsa il 25 febbraio 2017 tra (nome professore associato presso il dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, ndr) e Marchi Luciano. In tale occasione l’indagato evidenziava come il (nome del vincitore, ndr) fosse stato preferito non in base ad una valutazione di merito, ma in forza delle pressioni esercitate dall’ex rettore pro tempore dell’Università di Pisa (Augello Massimo Mario) sui membri della commissione».

Sulla base di una conversazione registrata dal professore con cattedra a Verona il sostituto procuratore Porpora iscriveva nel registro degli indagati Augello, Marchi e Bianchi Martini. All’esito delle indagini, «argomentava il pm come nei confronti degli indagati non fossero emersi elementi di prova sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio per il reato loro ascritto».

Una tesi ora accolta dal gip quando scrive che «il reato è integrato quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio – per mezzo della sua qualifica o delle proprie funzioni – esercita una qualsiasi pressione nei confronti di altro individuo, influendo sulla di lui volontà con suggestioni, blandizie e allettamenti, così da indurlo a dare o promettere una somma di denaro – o altra utilità – indebita. Nel caso di specie, si osserva che gli elementi indizianti relativi ad una possibile attività di induzione da parte dell’Augello nei confronti degli altri indagati, risultano generici e privi di valenza individualizzante. Si osserva che – sebbene dagli stralci delle intercettazioni emerga il ruolo decisorio dell’Augello nell’assegnazione del posto di professore ordinario – non è possibile ricavare né il tipo di sollecitazione posta in essere, né i soggetti destinatari di predetta attività persuasiva». —

Pietro Barghigiani

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web