Il Tirreno

Livorno

gli abitanti della frazione 

«Siamo sotto l’assalto degli escursionisti, occorre intervenire»

Niccolai e Lepori: è necessario  regolamentare l’accesso  e creare punti di riferimento all’ex dazio o agli ex lavatoi «Ma nessuno ci risponde»

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LIVORNO. Gli abitanti ripetono di sentirsi «abbandonati, trascurati: lontani dalla città». Ma l’emergenza pandemia ha innescato anche un effetto opposto: la Valle Benedetta è diventata il lunapark dei livornesi. «Siamo stati presi d’assalto: da duecento abitanti che siamo ci siamo ritrovati a essere 2mila in certi weekend», dice Leonardo Lepori, presidente dell’associazione Valle Benedetta che raggruppa numerosi cittadini che vogliono prendere in mano il destino e la cura della loro frazione. L’eremo della Sambuca è raggiungibile solo a piedi dopo una bella camminata, ma – aggiunge – è capitato che su tutto quello spiazzo non ci fosse nemmeno un ritaglino per mettersi seduti». Risultato: «Ci siamo ritrovati invasi da auto dappertutto, infilate ovunque fosse possibile e ancora là dove proprio non lo era: nei campi, sbarrando l’uscita dalle case».

Valle Benedetta è una frazione dalla conformazione delicata: non regge un assalto sconsiderato. Quelli della Valle, spiega Lepori, propongono «qualcosa di simile a quel che avviene nella parte alta di Montenero: attorno al santuario nei festivi esistono divieti per regolamentare gli accessi».

Gino Niccolai, presidente provinciale degli ex partigiani Anpi, è uno degli abitanti della frazione: «Ok, è stata sistemata l’illuminazione perché era in tilt ma per il resto siamo lasciati nel nulla». E aggiunge: «Sono almeno quattro anni che cerchiamo di avere in gestione il fabbricato degli ex lavatoi e l’ex dazio nella piazzetta superiore: inutilmente abbiamo messo a disposizione il nostro impegno, inutilmente abbiamo suggerito di trasformarli in punti di riferimento per gestire l’afflusso di chi viene per una gitarella domenicale o una escursione, potrebbe essere una sorta di “porta” per l’area delle Colline livornesi».

La condizione delle strade è da incubo. Ad esempio, via della Sambuca: manto stradale «completamente ko», in alcuni punti sembrano in arrivo pofrane. Colpa del fatto che la pioggia non finisce nel rio Maggiore, le caditoie sono «intasate» e il muro di contenimento è «franato in diversi tratti». Non sta meglio via del Radar: nel muro fino all’ingresso della vecchia scuola – dice Niccolai – è stato aperto un passo carrabile dal quale, in caso di piogge insistenti, vien giù di tutto, i detriti invadono la strada e si depositano nella piazzetta».

Non basta: l’ex scuola, «una donazione», è «ormai abbandonata a se stessa, a suo tempo sono stati messi cartelli che avvisano che si tratta di edificio pericolante, ma la recinzione è ormai inesistente, le porte di accesso all’edificio sono aperte, qualcuno ha accesso. I solai sono inagibili e ci sono grosse infiltrazioni, senza contare tutti i problemi creati dai vandali: ma se non si interrompe il degrado significa solo che ci si arrende all’impoverimento del patrimonio pubblico . —

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di Redazione web