Gioco
«Il Recovery Plan snobba il porto di Livorno»
L’accusa dei sindacati Cgil Cisl Uil di categoria: è uno schiaffo alla città e ai lavoratori, abbiamo bisogno di investimento
livorno. «Il porto di Livorno è stato completamente dimenticato dal governo»: chiamatelo “Recovery Plan” o “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), fatto sta che nel documento-chiave per ridisegnare l’identikit dell’Italia con i fondi europei «non sono previste risorse per rilanciare il nostro scalo». Non potrebbe essere più duro l’attacco che arriva dal fronte dei sindacati del settore porti per bocca di Giuseppe Gucciardo (Filt Cgil), Gianluca Vianello (Uiltrasporti) e Dino Keszei (Fit-Cisl): «Tutto ciò è inaccettabile – affermano – e non fa altro che ampliare il divario competitivo tra la Toscana costiera e quella centrale».
Nei giorni scorsi era stato il sindaco Luca Salvetti ad alzare la voce la settimana scorsa tanto nella cerimonia al terminal Tdt per il nuovo collegamento Hapag Lloyd con gli Usa quanto nel consiglio comunale poche ore più tardi. Adesso i sindacati, che peraltro già nelle scorse settimane avevano mandato segnali di malcontento per la piega che sta prendendo la gestione dei fondi europei (e il fatto che girano al largo dai nostri territori).
Gucciardo, Vianello e Keszei vanno all’attacco sul fatto che «della Darsena Europa, progetto cardine per il rilancio del nostro scalo», dentro il piano dedicato all’utilizzo dei soldi in arrivo da Bruxelles «non c’è nessuna traccia». Non è tutto: «Nessun investimento previsto neanche per sviluppare le infrastrutture viarie connesse al rilancio portuale». A giudizio dei tre dirigenti sindacali delle organizzazioni di categoria di Cgil Cisl Uil, si tratta di «un vero e proprio schiaffo alla città di Livorno e a tutti i lavoratori e alle lavoratrici che vi operano».
C’è anche una sottolineatura extra sulla quale anche Il Tirreno aveva richiamato l’attenzione fin dai tempi della prima stesura del piano, quella ad opera del governo Conte: riguarda l’idea di puntare sul “cold ironing”, cioè sulla elettrificazione delle banchine che consente di fornire alle navi energia da terra così da permetter loro di spegnere gli apparati di bordo (che altrimenti devono essere in moto per poter generare elettricità). Se nel Recovery di Conte più della metà dei soldi destinati alla portualità erano assorbiti da questa voce, adesso i sindacati la segnalano «all’interno del decreto legge 59 dello scorso 6 maggio» (cion una previsione di «700 milioni di euro»). Eppure – affermano – «è di tutta evidenza che tale strumento non funziona». A tal riguardo, citano proprio il caso di Livorno che si è dotato di un impianto pilota costato fior di milioni «per una banchina in realtà non ha mai erogato elettricità alle navi poiché queste al momento non dispongono della “presa” necessaria a cui attaccare la “spina”»…
I tre sindacati chiedono «un sensibile cambio di marcia»: per Gucciardo, Vianello e Keszei il porto di Livorno «non può continuare ad essere dimenticato, ha bisogno di investimenti e di risorse importanti per il suo sviluppo». È per questo motivo che «al governo e alla politica locale chiediamo più coraggio: in ballo c’è il futuro dell’economia livornese di centinaia di posti di lavoro. Il governo deve garantire anche al nostro scalo un futuro». –
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