Gioco
Il mondo colorato e inedito di Madiai riempie i Granai di Villa Mimbelli
Tanta gente all’inaugurazione della mostra “Tracce di Memoria” tra suoni e suggestioni cromatiche
Simone Fulciniti
LIVORNO. L’arte e la cultura tornano a smuovere gente, ed è il caso di dire finalmente. All’inaugurazione della mostra “Tracce di memoria” dell’artista Mario Madiai, ai Granai di Villa Mimbelli di gente ce n’è davvero tanta. Autorità, artisti, amici, ma anche semplici appassionati che si mettono in coda per accedere, visti gli ingressi rigorosamente contingentati. E c’è il musicista Dimitri Grechi Espinoza che col suo sax, crea una suggestiva colonna sonora. L’atmosfera è serena, piacevole. Assente l’assessore Simone Lenzi (imprevisto dell’ultimo momento) gli onori di casa del vernissage spettano a Giovanni Cerini, dirigente del settore attività culturali del comune di Livorno. «Per noi – dice – è un’occasione particolarmente importante. Mi fa piacere vedere tanta partecipazione. È un’esposizione di alto livello. Speriamo di essere sulla fase finale di una situazione drammatica per tutti, estremamente drammatica per gli operatori culturali. La riapertura con Madiai ci rende felici ed orgogliosi». L’evento è realizzato dal Comune in sinergia con Fondazione Livorno e Fondazione Livorno Arte e Cultura e col contributo della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci. «Tutto è nato un paio di anni fa – spiega Olimpia Vaccari, presidente della Fondazione Livorno Arte e Cultura – quando venne individuato il nome di Madiai e scelto il curatore, il professor Giorgio Bacci dell’università di Firenze. Una cosa che mi piace evidenziare è la bellezza del catalogo, raffinatissimo, che abbiamo realizzato con l’editore Pacini». E conclude con un ricordo personale. «Essendo figlia di un pittore, rammento da piccolina davanti ai bagni Pejani mio padre che dipingeva la famosa baracchina d’ardenza, con a destra Mario Madiai e Raffaele De Rosa a sinistra». La parola passa al curatore Bacci. «Inizialmente la mostra doveva essere retrospettiva. Ma così non è stato perché quando ho incontrato il maestro nel suo studio, sono stato colpito dalla freschezza, novità ed inventiva, di opere mai viste prima. Oggi osserviamo attraverso un caleidoscopio magico, l’intera vicenda di Madiai, che qui inizia un nuovo capitolo del suo percorso artistico». Tre i momenti fondamentali di una visita che risulta essere un’esperienza sensoriale. Un tuffo tra suoni e colori, navigando intorno all’estro creativo del Madiai che non ti aspetti. «Una prima sala con opere che ricordano teatrini: fili e stracci che si riallacciano i suoi inizi, nel negozio di sarta della madre. Poi la grande istallazione site specific (con protagonista Piazza del Luogo Pio, su fotografie di Roberto Zucchi) che celebra la città e una mostra del 1971 “Mario Madiai come Livorno”. E una terza sala che si chiama proprio “Tracce di Memoria”, con i vetri che emergono dalla sabbia, altro gioco di luci e superfici che riporta al mare e ai giorni dell’infanzia. L’artista ha alzato il livello della propria sfida dimostrando di essere un pittore di caratura assoluta». Mario Madiai, appare visibilmente emozionato da tanto affetto e partecipazione. «Racconto il passato – dice –, il titolo sta lì a confermarlo. Mi rifaccio a quello che facevo da bambino. Come diceva Pablo Picasso: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”». –
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