Il Tirreno

Livorno

Dossi, imbuti in curva e auto troppo vicine: ecco il percorso a ostacoli sulle nuove corsie ciclabili a Livorno

Matteo Scardigli
Dossi, imbuti in curva e auto troppo vicine: ecco il percorso a ostacoli sulle nuove corsie ciclabili a Livorno

il nostro viaggio: abbiamo pedalato lungo i nuovi spazi riservati, in particolare nella zona di via dei Pensieri e Ardenza fino al viale Italia  

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LIVORNO. L’odore della tinta fresca penetra la mascherina mentre percorriamo via dei Pensieri. La corsia riservata alle biciclette è in entrambi i sensi di marcia interrompendosi solo a ridosso delle fermate dell’autobus, poco male (anche perché così dev’essere). Ma dall’incrocio con via Randaccio la carreggiata necessariamente si restringe, e il ciclista è stretto fra le auto in corsa e quelle in sosta. Comincia da qui il nostro viaggio lungo i nuovi binari riservati alle due ruote dopo il via libera nei giorni scorsi da parte del Comune di Livorno: sette chilometri di percorsi adibiti biciclette. Gli operai di Avr stanno dipingendo le strisce di vernice bianca, e ieri abbiamo pedalato lungo gli itinerari di domani. Non dentro nuove piste ciclabili protette, ma sopra corsie - precisava l’assessora alla mobilità Giovanna Cepparello - _dedicate_ (e non riservate) ai ciclisti, per il momento ancora sprovviste di apposita cartellonistica verticale. Il nostro viaggio prosegue all’intersezione tra via Machiavelli e via degli Oleandri dove il percorso diventa un collo di bottiglia.

Basta un mezzo qualsiasi a impegnare l’incrocio (figurarsi un autobus o un camion) che il traffico si paralizza all’improvviso, e qualche pirata all’arrembaggio supera da destra arraffando una direttrice che non gli appartiene dopo aver gettato con la coda dell’occhio un rapido sguardo allo specchietto retrovisore. Quel che trae in inganno il ciclista è la percezione di pedalare in sicurezza. Si ha la sensazione, fra quei tratteggi, di essere al riparo da automobilisti e scooteristi e di godere, se non del loro rispetto, almeno della loro considerazione; e chissà che, digerita la novità, col passar del tempo quest’ultima non arrivi.Ma soprattutto si è convinti che, mantenendosi nella corsia, questa segua una traiettoria naturale.

Più avanti infatti la situazione peggiora. Per tenere la corda nella curva a gomito in brusca discesa bisogna toccare il freno posteriore su una "cicatrice" d’asfalto ricoperta di foglie secche, con la difficoltà che raddoppia al dimezzarsi inatteso della larghezza della corsia, incalzati dalle macchine che cercano il sorpasso all’esterno.La pista poi scompare bruscamente a ridosso della rotatoria in memoria di "Pippo" Arpesani, senza un raccordo con il tratto del lungomare. Il collegamento su via Machiavelli con via Cattaneo poi servirebbe come il pane, peccato che lì la pista (una con i cordoli) si trasformi in una sorta di ciclo-cross sotto gli alberi del marciapiede. E verrebbe da pensare che i tratteggi a gomito a ridosso della rotatoria siano stati pensati e realizzati con una spregiudicatezza vista la difficoltà di percorrerli. Via dell’Ardenza invece è già una gioia per le ruote, da via Machiavelli fino all’angolo con via Silvestri e viceversa. Finché la corsia va lasciata andare, auto in sosta non ce ne sono e i tombini da un lato basta schivarli, così come le radici dei pini dall’altro.Non si arriva fino in piazza Sforzini, né all’opposto si riesce ad andare oltre il semaforo della Rosa, ma le linee a terra sono così invitanti che ci si immette anche qualche sportivo in tuta. Saltando verso il centro, da piazza Roma a piazza Attias la corsia ancora non c’è, ma arriverà presto.

Fino al supermercato tutto liscio, il problema sta nel tratto al di là di via Cecconi. Costeggerà la (doppia) fila dei parcheggi lato destro su un manto stradale tutt’altro che intonso, che si riduce a imbuto fin dentro la piazza. Lo spazio è risicato e la concorrenza in carreggiata è forte anche senza contare i "salmoni" in motorino che risalgono contromano. E poi c’è il triangolo d’oro di via di Salviano, viale del Risorgimento, via Don Bosco. La prima una ciclabile ce l’ha già, anche se per ora è a senso unico verso l’ospedale ed è chiusa fino al 31 ottobre, per la seconda invece c’è da augurarsi che essa serva a rafforzare l’autonomia negli spostamenti dei piccoli alunni delle Rodari invece che ai loro genitori per usarla come parcheggio; via Don bosco poi ne trarrebbe beneficio sul tratto a doppio senso come alternativa (anche se risicata) all’arteria di viale Carducci per chi vuole pedalare fino alla Stazione, forse meno nel senso unico verso piazza Damiano Chiesa, almeno finché ci sono gli stalli.Nel profondo Nord infine, via Mei e via Filzi, via Pera e via Cestoni (al netto delle auto sul marciapiede) non aspettano altro, per il "breve tratto" in via Mastacchi invece si vedrà. --

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di Redazione web