Il Tirreno

Livorno

I lavori alla struttura chiusa da anni 

Aula Mariana, sopralluogo con Giani Montenero in festa per la Madonna

Aula Mariana, sopralluogo con Giani Montenero in festa per la Madonna

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LIVORNO. La festa della Madonna di Montenero ha dato al vescovo Simone Giusti il destro per accompagnare nell’Aula mariana accanto al santuario il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, insieme al sindaco Luca Salvetti.

Un sopralluogo – spiegherà poi il presule al Tirreno – là dove stanno terminando i lavori per la messa a norma dell’edificio in vista della riapertura. Obiettivo: la concessione della definitiva agibilità al complesso architettonico realizzato per il Giubileo del 200 così da farne «la chiesa parrocchiale di Santa Maria di Montenero dopo vent’anni di tribolazioni».

L’Aula mariana è stata inaugurata nel 2000, il primo stop dopo appena cinque anni, poi una parziale riapertura, seguita dalla chiusura che la sbarra fin dal 2007. Insomma, il monsignore-archtetto torna a prendere di petto la soluzione dei guai di quest’opera nata dal progetto di un architetto di chiara fama come Adolfo Natalini, con l’edificio incastonato nel suolo della collina (con il prato che diventa “tetto”).

Nell’ottobre di due anni fa il vescovo aveva annunciato i lavori per arrivare a riaprire l’edificio che soffre di infiltrazioni d’acqua: lavori che avrebbero lasciato l’identikit della struttura ma cambiando, ad esempio, l’accesso (che inizialmente avveniva dal sagrato del santuario per salire una doppia rampa di scale).

. Alle spalle aveva un lungo dialogo con la congregazione vallombrosana per suddividere le competenze giuridiche e poter utilizzare sull’Aula i fondi destinati alle chiese di proprietà diocesana.

Detto per inciso, percorrendo a ritroso nei secoli di bolle, rogiti e atti papali, gli uffici della curia avevano scoperto che Montenero era stato dichiarato “santuario” sì a furor di devozione popolare ma senza che questo fosse formalizzato da documenti ecclesiastici.

Ma la festa di Montenero è stata per i fedeli soprattutto una celebrazione liturgica officiata dal vescovo mettendo al centro la figura della Madonna: «Per i credenti – ha sottolineato – è la madre di Dio che si è fatta prossima a storpi e ammalati, considerati “scarti” di un mondo sul baratro perverso dell’egoismo».

È nel segno di questa «prossimità» - così la chiama il vescovo – che si scopre Montenero: perché «la Madonna di Montenero ci parla dello “stile” di Maria», vista come «porta di accesso all’amore di Dio e secondo Dio». Giusti aggiunge poi: «L’amore dall’amato vuole un assenso, desidera che l’amato a lui liberamente si congiunga». Ma con l’«umanità schiava del peccato dopo l’uscita dal paradiso terrestre» c’era bisogno di qualcuno, anzi qualcuna che facesse da ponte fra l’umano e il divino, dice il vescovo: nella figura della Madonna vede «l’artefice di comunione e il modello di umanità» che insegna «la maniera di essere autentici cristiani e di essere Chiesa, perché in quanto madre è paradigma di inclusione e modello ecclesiale, di vita pastorale e di stile missionario». —

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