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Catena umana di due chilometri contro la discarica del Limoncino

Juna Goti
Catena umana di due chilometri contro la discarica del Limoncino

Stamani manifestazione di protesta. Il comitato: la Regione faccia ricorso o andremo tutti a Firenze

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Juna Goti

livorno. Il comitato ha già comprato due chilometri di corda, tanta è la distanza che separa l’inizio di via del Limoncino dall’ex cava del Monte La Poggia trasformata in discarica. Stamani, a partire dalle 10, il fronte del no ai rifiuti organizza una grande catena umana contro la possibile ripresa dei conferimenti nel primo lotto dell’impianto.

«Ci troviamo tutti all’inizio di via del Limoncino, dove c’è il casottino», dice Rosaria Scaffidi, in prima linea ormai da dodici anni: «Partiamo da lì, abbiamo comprato una corda lunga due chilometri. Un laccio unico con mani a distanza di cinque metri, nel rispetto delle norme anti covid, per dire ancora una volta insieme che questa discarica non la vogliamo».

Come raccontato nei giorni scorsi dal Tirreno, la manifestazione è stata decisa dopo che il tribunale amministrativo ha accolto in parte il ricorso della società proprietaria dell’impianto, annullando il decreto regionale numero 21046 che nel 2019 aveva prorogato la sospensione delle attività «fino all’acquisizione di tutti gli elementi utili» a verificare la permeabilità del fondo della discarica. Il Tar ha dato quindi ragione alla famiglia Bellabarba almeno per l’area che copre circa un terzo del sito autorizzo dalla Provincia nel 2009.

E il 23 febbraio scorso la Regione ha subito aggiornato le sue carte, dando di fatto il via all’impianto: l’atto numero 2714 firmato dalla dirigente Renata Laura Caselli prende «atto delle conclusioni del tribunale» e delle verifiche che lo stesso ha affidato al politecnico di Milano: approfondimenti che sono andati in direzione opposta ai rilievi mossi in precedenza da Arpat, e «a seguito delle quali è possibile da parte della Livrea srl la ripresa dei conferimenti nel solo lotto 1». Per rifiuti speciali classificati come «non pericolosi, inorganici, a basso contenuto organico o biodegradabile».

«Lo abbiamo letto dal Tirreno che i dirigenti hanno già riautorizzato l’impianto, nessuno ci aveva detto nulla», si arrabbia Scaffidi. Che insieme al comitato torna a chiedere che la Regione presenti ricorso al Consiglio di Stato: la sentenza del Tar è stata pubblicata a fine dicembre, quindi ci sarà tempo fino al 30 giugno per farlo.

«Abbiamo invitato anche la giunta regionale, in particolare il presidente Eugenio Giani – sottolinea Scaffidi – a partecipare alla manifestazione. Nei giorni scorsi gli abbiamo inviato una mail. Livorno è una città della Toscana e ci aspettiamo che venga. Vogliamo sapere che intenzioni ha nei confronti di questa discarica. Prenda una posizione, non può annullare quasi dodici anni dei nostri sacrifici e bistrattare anche l’Arpat, che ha espresso tanti dubbi. Chiediamo che la Regione faccia ricorso al Consiglio di Stato, è l’unica che ha davvero la titolarità per farlo».

Da qui l’appello anche ai livornesi, perché partecipino: «Sappiamo che ci saranno i rappresentanti del Comune, di tante forze politiche e associazioni. Se nel corso della manifestazione non dovessimo avere risposte, andremo tutti a Firenze prima che scadano i termini per fare ricorso...». —

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