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piazza della Repubblica 

Espulso dall’Italia minaccia gli agenti «Sono giovane e tornerò qui...»

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LIVORNO. Alla richiesta di un documento di identità, mentre si trovava fuori dalla Gelateria Popolare di piazza della Repubblica, ha risposto «Io non vi do un c***o». Proseguendo, una volta in questura, con frasi minatorie verso gli agenti: «Io sono giovane, ritorno in Italia e ricordo la tua faccio», mimando anche il gesto del coltello alla gola. Un tunisino di 23 anni, Skander Ben Lala, poco dopo le 20 di lunedì scorso è stato denunciato dai poliziotti delle volanti della questura per i reati di rifiuto di fornire le proprie generalità e minacce aggravate a pubblico ufficiale ed espulso dall’Italia in quanto, quattro anni fa, era stato respinto alla frontiera e non aveva titolo per restare nel nostro Paese.

Il giovane – secondo quanto spiegato dalla questura – nelle scorse settimane aveva partecipato al corteo in nome di Fares Shgater, il venticinquenne suo connazionale morto annegato sotto il voltone di piazza della Repubblica, nel Fosso Reale, mentre fuggiva da una volante della polizia che lo voleva solo controllare alle 23.30, oltre l’orario del coprifuoco. In quell’occasione, durante la manifestazione, «si era evidenziato con violente esternazioni contro le forze dell’ordine», scrive in una nota la questura.

I poliziotti hanno fatto non poca fatica a contenerlo. Innanzitutto perché sia in piazza della Repubblica, che negli uffici della scientifica di viale Boccaccio, si è rifiutato di dire il suo nome. Solo con le impronte digitali, infatti, gli agenti hanno scoperto la sua vera identità. Dalla banca dati è emerso che il ventitreenne, quattro anni fa, era sbarcato sul porto siciliano di Pozzallo, in provincia di Ragusa, ed era respinto dalla polizia di frontiera in quanto irregolare. Per questo, pochi giorni dopo l’arrivo in Italia, era stato rimpatriato in Tunisia on l’aereo da Palermo.

Ora, dopo il controllo delle volanti, è stato ritrovato a Livorno. «Tanto sai in cosa vai incontro vero? Tutto quello che hai fatto è falso», ha detto il ventitreenne agli agenti delle volanti che stavano ricostruendo il suo passato. I poliziotti hanno per altro dovuto evitare che si facesse del male da solo, visto che a un certo punto mentre si trovava in una stanza della questura ha inghiottito un piercing di acciaio e come una furia sbattuto la testa contro il muro, continuando a minacciare gli agenti mimando il gesto del coltello alla gola. Ora il ventitreenne si trova nel centro di permanenza per il rimpatrio di Potenza, in Basilicata, dove è stato accompagnato dalla polizia. —

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di Redazione web