Italia
«Largo ai giovani: super-servizio civile e voto a 16 anni»
LIVORNO. Nella lunga predica della “messa per il lavoro” nella chiesa di San Giuseppe, il vescovo Simone Giusti infila una serie di accenni, ciascuno dei quali apre grandi partite sul ring della società civile: a cominciare dal voto ai sedicenni e dall’approccio a un maggiore spazio “politico” per i giovani. In linea con la sottolineatura che aveva fatto Gino Niccolai, presidente provinciale degli ex partigiani Anpi, alle celebrazioni del 25 Aprile. Ora per la diocesi c’è la sfida di tradurre in concreto le numerose enunciazioni lanciate dal pulpito: l’indicazione di Giusti è per «un’alleanza fra i corpi sociali»: con le istituzioni, con la scuola e con le banche («per evitare il rischio di lasciarsi sedurre dal denaro sporco»).
Giovani/1: voto a 16 anni e servizio civile generalizzato. L’idea guida di monsignor Giusti sta in una delle ultime frasi: «Le devianze si vincono generando interessi, non con la repressione o la demonizzazione». Dunque, più responsabilizzazione dei giovani. Come? Con due provvedimenti che ovviamente non sono in mano al vescovo: far scendere a 16 anni l’età del voto e finanziare una estensione generalizzata del servizio civile. Lo dice perché solo spalancando la porta ai giovani entreranno in circolo idee nuove: «Contestateci, voi giovani dovete romperci le scatole».
Giovani/2: il centro di aggregazione. Riprendendo «il filo di un ragionamento avviato con la vicesindaca Monica Mannucci prima che lasciasse», il vescovo ha in testa la creazione di un polo che aggreghi i giovani offrendo uno spazio pubblico da declinare come «sociale, culturale, politico» («sì, anche politico perché la politica è la più alta forma della carità»).
Ragazzi: l’altra metà di casa Papa Francesco. A occuparsi della fondazione Casa Papa Francesco, una struttura che si occupa di bambini in situazioni di grave disagio, ora è suor Raffaella Spiezio. La curia le ha dato un incarico ulteriore. «C’è bisogno di seguire anche l’età successiva, – afferma Giusti – altrimenti rischiamo di separare i fratelli ancora troppo presto», dice il presule. Risultato: la “casa” avrà una sezione bis per chi ha da 14 a 18 anni. «Prima devo pensare ai permessi, la cosa più complicata, poi ai soldi ci penserà la provvidenza».
Attacco contro Soprintendenza e Tar. Il monsignore-architetto va a dritto: se la prende con «l’iperburocratizzazione che strangola l’economia», denuncia il fatto che «per il raddoppio del centro Caritas ho trovato i soldi ma tutto è bloccato dalla Sopritendenza». Parte il missile contro le “Belle Arti”, poi attutisce il colpo («magari hanno carenza di personale»). Ma si capisce che aria tira quando cita quei «giuristi che vorrebbero abolire il Tar».
In difesa di coop e Terzo Settore. In precedenza, il vescovo era andato all’attacco contro il fatto che non viene tutelata abbastanza la galassia di realtà senza scopo di lucro (coop sociali, scuole paritarie e simili): cita il caso della scuola di Stagno («aveva 75 bambini») o quella di via Lopez («sta lottando per sopravvivere in mezzo a enormi sacrifici»): «Ci ritroveremo con meno servizi sociali, anche perché chi non ha scopo di lucro ovviamente non ha alle spalle una forza economica in grado di farlo resistere così a lungo».
L’ecologia di Borgoglio secondo Giusti. «Non è il progresso scientifico e tecnologico che “ruba” il lavoro, ma l’incapacità delle politiche sociali ed economiche di redistribuire la maggiore ricchezza creata», dice il vescovo che chiede di rifarsi all’ “ecologia integrale” dell’enciclica di papa Francesco che «attualizza il messaggio della Dottrina sociale della Chiesa. Lo ripete guardando anche al fronte dei migranti, invitando aaprire gli occhi e «guardare alla schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese». —
M.Z.
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