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Livorno

Il garante dei detenuti protesta: «Gorgona è nel caos più totale»

Il garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano (foto d'archivio)
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Il garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano (foto d'archivio)

Livorno: Marco Solimano denuncia «la carenza di personale, in particolare dell’educatore». «È andato in pensione da due mesi e non è stato sostituito, un grave problema»

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GORGONA. Da due mesi, dopo 34 anni di lavoro, è andato in pensione. «E mai sostituito», spiega Marco Solimano, il garante dei detenuti di Livorno. Una storia simbolo quella di Giuseppe Fedele, lo psicologo e dipendente dell’amministrazione penitenziaria, raccontata dal Tirreno a fine febbraio. Che Solimano mette in luce per raccontare i problemi che sta attraversando la colonia penale. «Da oltre un mese – dice – è in corso uno stato di agitazione del comparto che vede coinvolti impiegati, educatori, funzionari. Si denuncia una grave carenza di personale, oramai segnalata da anni, che non consente un sollecito espletamento dei servizi e delle funzioni e che mina profondamente la qualità del lavoro stesso. Situazione che viene ad aggravarsi con l’accorpamento, avvenuto nel 2013, del comparto amministrativo fra la casa circondariale di Livorno e quella dell’isola. Accorpamento che non viene accompagnato da un aumento del personale, già di per se carente per almeno il 30 per cento dell’organico e che crea difficoltà importanti sull’istituto livornese».

Secondo quanto testimoniato da Solimano «ormai la situazione ha raggiunto livelli di criticità molto preoccupanti, sopratutto nell’ufficio contabilità e conti correnti che ha una ricaduta pesantissima sulla vita quotidiana dei detenuti. Si pensi a tutta la movimentazione del denaro dei reclusi, alla possibilità di acquistare generi di prima necessità in tempi certi, al ritardo dei vaglia in entrata e in uscita, tutte situazioni che creano instabilità, tensione e ansia. Una riflessione a parte merita Gorgona, al di la delle ulteriori difficoltà legate al comparto amministrativo e dei conti correnti, essendo tutto centralizzato alle Sughere. Per altro, a fine febbraio, è andato in pensione l’unico educatore dell’isola».

Una figura importante, testimoniata per 34 anni dall’azione di Fedele, che oltre 30 anni fa aveva vinto un concorso e che mai, dall’isola dell’Arcipelago toscano, se ne è voluto andare. «Gorgona è una realtà che può ospitare sino a cento detenuti, la maggior parte con sentenza definitiva o con un significativo carico di pena già scontata. La figura dell’educatore assume un ruolo centrale e strategico nell’osservazione e nella definizione di possibili scenari futuri, nella costruzione di percorsi di graduale fuoriuscita dalla realtà penitenziaria, nell’accesso a misure alternative o permessi», dice Solimano. «Ebbene quest’unico educatore non è stato sostituito – prosegue il garante – e si supplisce con missioni di personale da Livorno una o due volte la settimana, senza garanzia di continuità e di osservazione, creando sconcerto, tensioni e preoccupazioni nella popolazione detenuta. Tutto questo è inaccettabile. Le legittime motivazioni a base dello stato di agitazione devono trovare una risposta urgente e rassicurante da parte del provveditorato regionale ripetutamente sollecitato sia dalla direzione livornese che da me stesso».

Nelle scorse settimane diversi rappresentanti del personale penitenziario – non ultimi i poliziotti – sono stati ricevuti dal prefetto Paolo D’Attilio, che ha assicurato il massimo impegno per sollecitare la risoluzione dei problemi da tempo denunciati. «Restituire dignità ed efficienza agli uffici amministrativi che erogano anche i servizi fondamentali per la vita dei detenuti è oramai improcrastinabile – prosegue Solimano – alla luce anche di una condizione particolarmente complessa e difficile imposta dalla epidemia Covid fatta di isolamento, impossibilità di accesso a percorsi socioriabilitativi, impossibilità di abbracciare i propri familiari. Ma sopratutto, con la massima urgenza, va ripristinata la presenza sull'isola di Gorgona di almeno un educatore stanziale, che possa garantire presenza e continuità nella complessa funzione di osservazione e valutazione propedeutica all’apertura di nuovi scenari». —

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