Il Tirreno

Livorno

Muore a 25 anni annegato nei Fossi per fuggire alla polizia: "Così abbiamo provato a salvarlo"

Stefano Taglione
Muore a 25 anni annegato nei Fossi per fuggire alla polizia: "Così abbiamo provato a salvarlo"

Livorno, il giovane di origini straniere era stato già fermato prima del coprifuoco dagli agenti. La tragedia è avvenuta intorno alle 23.30 di sabato 24 aprile

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LIVORNO. I poliziotti lo avevano già fermato prima dell’inizio del coprifuoco, attorno alle 22, fuori dall’ex stazione San Marco. Un controllo di routine in via delle Cateratte, poi il rientro in quella che era diventata la sua casa. È qui che Fares Shgater – venticinquenne tunisino emigrato a Livorno – da qualche mese viveva. Occupando l’ex struttura ferroviaria, perché non poteva fare altrimenti. Ma un’ora e mezzo più tardi, incrociando la stessa volante in via della Pina d’Oro, il giovane – stavolta in sella a una bici – ha forse avuto paura. Ed è scappato. È sfrecciato in piazza della Repubblica, poi ha abbandonato la “due ruote” nella zona di piazza Garibaldi ed è sceso a piedi sugli scali delle Cantine. Sparendo, in un battibaleno, dalla vista degli agenti. A questo punto il giovane è scivolato in acqua oppure si è tuffato, fatto sta che gli agenti lo hanno sentito annaspare e poi lo hanno visto senza vita nel Fosso reale, sotto il voltone.

LA RICOSTRUZIONE

È una tragedia quella che si è consumata intorno alle 23.30 di sabato: un ragazzo è morto annegato per sfuggire a un controllo. Non si può sapere perché abbia cercato di scappare, quel che è stato possibile ricostruire è che dopo aver abbandonato la bici è sceso sul camminamento del canale, imboccando il tunnel sotto piazza della Repubblica scavalcando una grata di 60 centimetri all’ingresso della galleria: voleva nascondersi ai poliziotti, ma è finito in acqua visto che oltre quell’ostacolo di ferro c’è soltanto una piccola sporgenza e non la pedana per poter camminare costeggiando il muro. Forse non sapeva nuotare o forse ha avuto un malore: è morto nonostante i poliziotti abbiano provato in tutti i modi a salvarlo. Gli agenti, infatti, che lo avevano perso di vista, lo hanno localizzato dopo aver sentito dei rumori, forse il suo sbracciarsi per cercare disperatamente di scampare alla morte: hanno provato a slegare una barca a remi e gli hanno lanciato un parabordo da usare come appiglio per rimanere a galla. Ma purtroppo era già tardi. Per il ragazzo non c’è stato niente da fare.

le ricerche

Insieme agli agenti – arrivati dal presidio di piazza Garibaldi – c’erano anche due militari della Folgore impiegati nell’operazione “Strade sicure”. Sono stati loro a veder sfrecciare Shgater giù per la discesa degli scali delle Cantine, indicando ai poliziotti che era scappato in quella direzione. Più tardi gli agenti hanno sentito i rumori provenire dal fosso. I militari dell’Esercito sono andati anche dall’altra parte del canale, cercandolo, ma il venticinquenne era già annegato. Tutta questa prima fase, quella in strada, è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza comunale, quelle nuove, in piazza Garibaldi. I video sono stati acquisiti dalla procura, che non ha indagato nessuno.

il recupero in acqua

Militari e agenti, con le torce e quasi immergendosi nell’acqua, in attesa dei soccorritori hanno perlustrato l’intera zona, senza mai darsi per vinti e sperando fino all’ultimo di trovarlo vivo. Per le ricerche sono stati avvertiti anche i vigili del fuoco della squadra nautica, con il supporto dei pompieri del nucleo sommozzatori del distaccamento porto. Con un battello, infatti, sono sopraggiunti subito. E sei metri dentro il voltone, sotto piazza della Repubblica, poco prima dell’una con un ecoscandaglio hanno purtroppo individuato il corpo del giovane immerso a quattro metri di profondità. Inutile, ovviamente, l’intervento dell’ambulanza della Svs di via San Giovanni (con il medico del 118) che non ha potuto far altro che constatare il decesso.

È l’una passata quando sul posto arrivano anche i colleghi della Squadra mobile e della polizia scientifica, con la salma (dopo l’ok del medico legale) poi recuperata dalle onoranze funebri della stessa associazione livornese che – su disposizione della sostituto procuratore di turno Antonella Tenerani – l’ha poi trasferita per l’autopsia all’istituto di medicina legale dell’università di Pisa. La salma di Shgater, che a Livorno non ha famiglia, rimane quindi a disposizione dell’autorità giudiziaria per stabilire le cause della morte. —

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