Il Tirreno

Livorno

Lo sfogo della preside livornese: «Caos scuola, troppi cambiamenti non si pensa agli studenti»

Francesca Suggi
Lo sfogo della preside livornese: «Caos scuola, troppi cambiamenti non si pensa agli studenti»

La dirigente dell’Iti sui continui cambiamenti: «Tra poco finisce l’anno scolastico, la nuova riorganizzazione  è dannosa per l’apprendimento»

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LIVORNO. «Il mondo della scuola ha vissuto un anno drammatico, di continui cambiamenti, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico l’ennesima riorganizzazione non è utile ». Manuela Mariani, dirigente scolastica storica, guarda al nuovo decreto covid varato dal consiglio dei ministri in vigore dal 26 aprile e scuote la testa. Lei oggi guida il villaggio scolastico dell’Itis Galilei, con una popolazione scolastica di oltre 2100 persone, tra studenti, docenti e personale, con i suoi cinque indirizzi di elettronica e robotica, chimica e materiali, meccanica e meccatronica, elettrotecnica e domotica e informativa e telecomunicazioni.

Guarda l’ennesima riorganizzazione che sarà chiamata a fare da lunedì, sempre nel rispetto delle norme sulla sicurezza e sul distanziamento, e fa una riflessione più alta. Più profonda. «Capisco che tutti questi cambiamenti sono finalizzati al bene, alla graduale ripartenza del Paese, ma secondo me per quanto riguarda il mondo della scuola non è stata fatta una riflessione vera: cambiare ancora significa dare instabilità ad un mondo fatto, invece, di processi di apprendimento da parte degli studenti che hanno bisogno di sedimentare, che hanno bisogno di continuità, di stabilità».

Da lunedì fino alla fine dell’anno scolastico la presenza a scuola, secondo decreto, deve essere garantita in zona rossa dal 50% al 75%. Mentre in zona gialla e arancione dal 70% al 100%.

«Quello che è certo è che si cambierà ancora su una macchina debole, quella scolastica, che dall’inizio dell’anno non ha fatto altro che seguire l’andamento dei contagi e cambiare continuamente. Voglio sottolineare che sono state operazioni necessarie per far fronte a picchi di contagio e sicurezza che la nostra scuola ha sempre rispettato e rispetterà alla lettera, ma che evidenziano non poche difficoltà con cui il mondo della scuola ha dovuto confrontarsi a livello organizzativo». Mariani si guarda indietro. Pensa al settembre scorso dove gli studenti cominciarono l’anno in presenza al 100%. «Per tutta l’estate ho lavorato su questo obiettivo, abbiamo recuperato degli spazi all’interno dell’istituto Orlando e grazie alla Provincia abbiamo ristrutturato la palazzina cemento, pronti a ricominciare con gli spazi necessari». Dopo poco tempo i contagi covid salirono. Quindi ci fu il blocco delle lezioni in presenza. I cambiamenti sono stati numerosi e continui, fatti di decreti e nuovi Dpcm.

Un balletto continuo. Un lavoro perpetuo degli addetti all’organizzazione dell’orario nei singoli istituti. Con studenti e professori costretti a doversi misurare con nuovi cambiamenti. Un tormentone sicuramente dannoso per la didattica e per i processi di educazione e apprendimento. «Bisogna dire che destreggiarsi al meglio tra lezioni in presenza e didattica digitale integrata è già complicato - premette - a questo se si aggiunge l’obbligo, adesso, a doversi riadattare a una nuova modalità porta veramente tutto il sistema a una situazione drammatica».

Mariani mette al centro gli studenti. La didattica. I processi di apprendimento. «È vero che i giovani sono flessibili, ma così viene meno la continuità - a va giù pesante - Gli studenti sono stati continuamente sballottati, per dirla con un termine livornese, si sono sempre dovuti declinare all’andamento dei contagi, alle indicazioni nazionali». E chiarisce meglio la sua posizione: «Quello che dico, oggi, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico è che si poteva mantenere la modalità in presenza al 50% che tutto sommato da gennaio rappresentava un percorso stabile, su cui le scuole si erano organizzate al meglio e avevano costruito percorsi di apprendimento».

Mariani ribadisce che fino ad ora le problematiche emerse a livello sanitario sono state affrontate dando una linea anche al mondo della scuola. «E questa linea doveva restare fino alla fine di questo anno: poi per settembre ci saremmo riorganizzati in base a quello che sarà, ma almeno con un tempo opportuno per organizzarci». La dirigente dell’Iti parla di “finale angosciante”. Indubbiamente l’obiettivo suo, per il bene dei ragazzi, è quello di tornare a una situazione di normalità, ma tenendo ben conto dell’importanza dei processi di apprendimento e di una continuità nella didattica

«Adesso si torna a destabilizzare il sistema: il problema non è tanto la percentuale di presenza che deve essere garantita, ma l’obbligo di un nuovo cambiamento a poco tempo dalla fine dell’anno rimette in discussione tutto. Comunque come sempre abbiamo fatto, seguiremo quello che ci viene chiesto». Chiude con una riflessione sulla didattica a distanza: «Per tanto tempo ancora dovremo fare i conti con la didattica a distanza, quindi secondo me e secondo la mia scuola questa modalità va migliorata, implementando le competenze digitali sempre mirate a coinvolgere meglio e di più i ragazzi, evitando che siano solo lezioni di trasmissioni di contenuti, ma riservando spazi di confronto e relazione con i ragazzi».

A questo proposito l’Iti, infatti, è scuola capofila regionale del progetto Edu-eco digital. Ha organizzato corsi di formazione docenti inerenti le metodologie innovative per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti con 350 professori iscritti. L’evento finale di questo percorso è stato organizzato lo scorso 15 aprile dal titolo “Oltre la dad: promuovere l'autonomia degli studenti per una didattica digitale efficace”. —

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