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Anziana in coma derubata nel reparto Covid a Livorno, ora indagano anche i carabinieri - La ricostruzione
La denuncia della figlia della donna alla stazione di Ardenza. Nel documento la descrizione delle due fedi sparite. L'Asl: «Lavoriamo per ritrovare gli anelli e scacciare le ombre sul personale»
LIVORNO. Non c’è solo l’indagine interna aperta dall’Asl. Da giovedì 22 aprile, infatti, sulla sparizione delle due fedi dall’anulare di Maria Pia Canigiani, l’anziana ricoverata nel reparto Covid dell’ospedale di Livorno dal 24 marzo al 17 aprile, indagano anche i carabinieri. A far scattare gli accertamenti da parte dei militari, la denuncia presentata dalla figlia della donna alla stazione di Ardenza. «Ero già andata dai carabinieri lunedì scorso – racconta – avevo spiegato la situazione e mi avevano detto che per presentare la denuncia serviva la parte offesa, dunque mia madre. Ma essendo ancora in coma ho provato di nuovo. E stavolta la denuncia è stata accettata». L’ipotesi su cui nei prossimi giorni cercheranno di far luce gli investigatori è quella di furto aggravato, ovviamente, al momento, contro ignoti.
Nella denuncia, una tre figlie dell’ottantaduenne ha fatto una descrizione dei due anelli scomparsi all’ospedale di Livorno tra il 4 aprile, giorno della visita di una delle figlie, e il 16 aprile, quando una delle sorelle si è accorta della loro assenza. Si tratta di una fede in oro con all’interno un’incisione che riporta la data delle nozze della donna: 6 giugno 1952. E di un altro anello, sempre in oro, con sopra un piccolo diamante, un regalo che il marito aveva fatto alla moglie per festeggiare le nozze d’oro dopo mezzo secolo di matrimonio.
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Per cercare di capire che cosa sia avvenuto, sempre nella speranza che i due anelli possano essere ritrovati, è necessario ripercorrere quello che è successo tra il 24 marzo e il 16 aprile. La prima data è importante perché si tratta del giorno in cui la donna è stata ricoverata all’ospedale di Livorno, in un letto del reparto Covid, all’interno del secondo padiglione. Poche ore prima la signora, era stata colpita da un ictus perdendo conoscenza. Essendo positiva al coronavirus da poco più di una settimana è stata quindi deciso di trasferirla in un reparto protetto.
L’altra data da tenere a mente nella ricostruzione è quella del pomeriggio di Pasqua. «Una delle mie sorelle – racconta Mila Martelli – è andata a trovare mamma. Quando l’ha vista ha chiesto a un’infermiera il motivo per cui avesse ancora i due anelli al dito. Le è stato risposto che avevano provato a sfilarglieli ma che non ci erano riusciti perché le si erano gonfiate le mani».
Passano dodici giorni e la donna – nonostante non abbia ancora ripreso conoscenza – risulta negativa al tampone. E quindi lo staff decide per il trasferimento a Volterra per iniziare la riabilitazione neurologica. «Quel sabato – prosegue Mila – sono andata in ospedale. E appena ho visto mamma mi sono accorta che gli anelli non c’erano più. Allora ho chiesto chiarimenti. E mi è stato risposto che potevano essere stati tolti e messi in cassaforte. Aggiungendo però che fino a lunedì nessuno avrebbe potuto verificare». L’autodenuncia dell’Asl è partita quarantotto ore dopo quando aperta la cassaforte è stato scoperto che gli anelli erano spariti. «Speriamo di arrivare alla verità – è l’augurio dei familiari – o almeno che certe cose non accadano ancora». —
LA REPLICA DELL'ASL
«Il personale del reparto Covid dell’ospedale, una volta accertato lo smarrimento della fede nuziale della signora, ha prontamente attuato tutte le procedure finalizzate al suo ritrovamento dando la piena disponibilità a ricostruire quanto accaduto». Comincia così la replica dell’Asl sul furto di due fedi in ospedale. «Durante il ricovero l’accesso al letto della signora è stato limitato, nel rispetto delle normative anti contagio, esclusivamente a sanitari e familiari. È interesse di tutti capire quanto successo per permettere il ritrovamento di oggetti dal comprensibile valore sentimentale e dissipare ogni ombra nei confronti di chi, da oltre dodici mesi, vive e lavora in prima linea, senza sosta, e che merita rispetto».
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