Il Tirreno

Livorno

PER 30 ANNI AL SERT 

Va in pensione Marco Marinari il dottore della “rotondina”

Va in pensione Marco Marinari il dottore della “rotondina”

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Va in pensione, per raggiunti limiti di età dopo 30 anni di servizio presso il Servizio per le Dipendenze di Livorno, il dottor Marco Marinari.

Storica figura della sanità livornese, si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981 all'Università degli Studi di Pisa e specializzato in Psichiatria nel 1987, presso la stessa Università.

Ha ricoperto l’incarico di alta specializzazione come referente del settore Alcoologia e consulente presso la commissione medico legale per la patente di guida.

«Traendo ispirazione dalla stessa storia di Livorno, città multietnica, l'esperienza di questi anni di lavoro si è ispirata a spunti di interessi scientifici internazionali – racconta Marinari –. L’incontro con il professor Vladimir Hudolin nel 1991, uno dei più originali psichiatri del ‘900, è stato per me dirimente nel porre al centro dell’attenzione il paziente e la famiglia e facilitare la nascita dei gruppi di auto aiuto, quale luogo privilegiato di condivisione di vissuti personali».

Quale esperienza ricorda come più significati?

«Sempre agli inizi degli anni Novanta, il confronto con un’equipe olandese sulla pratica della Riduzione del Danno, mi ha trovato molto in sintonia: un accesso facile e duraturo alle terapie farmacologiche, ha permesso l'avvicinamento ai servizi dei pazienti meno motivati e delle loro famiglie. Proprio in quegli anni ho potuto dare anch’io il mio contributo a fondare il centro intermedio a bassa soglia del viale Marconi, realtà che è entrata a far parte dei livelli essenziali di assistenza nel 2017. In contemporanea è stato incrementato il lavoro di rete, per reperire sul territorio ogni risorsa possibile per i bisogni complessi rilevati».

In questi anni le terapie e gli approcci sono molto cambiati...

«L'uso delle tecniche farmacologiche, il supporto psicoterapeutico e la valorizzazione della esperienza vissuta, così come le risorse incentrate nelle Comunità Terapeutiche, hanno permesso una maggiore integrazione tra operatori e paziente, tra sanitario e sociale».

Come vede il futuro dei servizi per le dipendenze?

«Penso che negli anni futuri debbano essere non solo mantenuti, ma potenziati».

Anche l'attuale epidemia ha rafforzato questa necessità, con l’aumento delle dipendenze tecnologiche, dell’azzardo online e del consumo di alcool...

«In queste ultime settimane registro una nuova frontiera. L’interesse, a mio avviso, dovrà essere sempre più spostato verso la fascia di età giovanile, quella tra i 13 ed i 18 anni, con attenzione al passaggio tra Neuropsichiatria Infantile e Psichiatria Adulti. Qui si gioca e si giocherà un ruolo decisivo in merito alla prevenzione delle condotte a rischio con servizi cuciti su questo particolarissimo campo di intervento».

Quale futuro attende il mondo delle dipendenze?

«Molto resta ancora da fare. È necessario consolidare gli obiettivi raggiunti ma accrescere, per quanto possibile, l'attenzione e la ricerca verso queste discipline, ancora molto sconosciute. Ringrazio l'Asl, i miei superiori e i collaboratori, per il supporto offertomi in questi anni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web