Gioco
«Per la mia azienda sono un fantasma Voglio solo lavorare»
Ex elia: la protesta di un addetto sospeso
LIVORNO. Uno spettro diurno si aggira nei pressi del cancello della Bertani Trasporti (la ex Fratelli Elia). Come un fantasma, né vivo né morto, ogni giorno da un mese a questa parte Valerio Ceselli si presenta all’ingresso di quella che in teoria è la sua azienda, ma senza essere né lavoratore né licenziato. Sospeso in un limbo dal 17 novembre scorso quando, per un incidente sul lavoro di quelli che capitano in un piazzale dove si movimentano le auto, fu mandato a casa per tre giorni: il collega riportò un infortunio al polso, lui entrò in un tunnel di guai del quale forse solo ora intravede la fine.
54 anni, cresciuto a La Rosa dove in gioventù aveva militato nella locale Jemboree e maratoneta amatoriale, nel 2005 Ceselli viene assunto presso la allora Fratelli Elia tramite collocamento mirato, e quando nel 2016 arriva l’attuale proprietà, lui finisce nel vortice delle cooperative con contratti a sei mesi o un anno quando va bene, dopodiché si ricomincia.
«L’accordo con Bertani era che noi ex-Elia dovevamo rimanere, ma con il subentro sono iniziati i problemi per tutti», premette, e poi racconta: «Due giorni dopo l’incidente ho ricevuto una lettera di contestazione alla quale ho risposto tramite il sindacato. Il 24 c’è stata comunque la sospensione, poi letteralmente un’ora dopo è arrivata l’email della proprietà che comunicava invece l’interdizione». Ceselli ritiene che il provvedimento sia esagerato e si rivolge all’attuale datore di lavoro, la Mt Logistica Automotive.
«Mi è stato detto di rimanere tre giorni a casa (l’equivalente della sospensione, ndc) e vedere cosa succedeva», racconta. Acconsente, ma «il 26 la cooperativa mi ha chiamato proponendomi un’aspettativa non retribuita fino al 31. Al che ho detto di no». Il tempo passa e la situazione non si sbroglia. Nel frattempo Ceselli non riceve lo stipendio perché non lavora, ma non essendo licenziato non ha diritto alla Naspi né a ristori o sostegni dal governo. La coop rinnova l’aspettativa prima fino a fine marzo e poi fino al 31 giugno. A quel punto Ceselli mette di mezzo l’avvocato: «C’è una causa legale, la prima udienza è venerdì 30. Intanto tutti i giorni vengo qui con il microfono e la cassa per farmi sentire».
«Lo stesso titolare della cooperativa riconosce che la sanzione è esagerata (tra l’altro l’aspettativa può essere chiesta dal lavoratore e non gli può essere “comminata” ), così come la legge 300 stabilisce una procedura che non prevede l’interdizione, un provvedimento che impedisce al lavoratore di difendersi», spiega Giovanni Ceraolo (Usb): «Bertani deve rendersi conto che ha fatto una cosa che non può fare».
«Sono confuso e ho paura», dice Ceselli, costretto dal lungo periodo di difficoltà a tornare a vivere in casa con i genitori: «Ricevo tanta solidarietà dai colleghi che passano da questo cancello, ma anche loro hanno paura di perdere il posto. Voglio solo tornare a lavorare e esser pagato». —
Matteo Scardigli
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