Il Tirreno

Livorno

Il ministro indica il livornese Agostinelli per guidare il porto di Gioia Tauro

Mauro Zucchelli
Il ministro indica il livornese Agostinelli per guidare il porto di Gioia Tauro

È commissario straordinario dello scalo calabrese ormai già da quasi sei anni. Da Giovannini una infornata di nomine: ora è necessaria l’intesa delle Regioni  

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Livorno. È ufficiale: nella mappa della portualità made in Italy c’è un livornese chiamato a guidare il maxi-porto di Gioia Tauro. Si tratta del contrammiraglio Andrea Agostinelli, livornese, 62 anni compiuti alla vigilia dell’Epifania, che è alla guida dello scalo calabrese – dalle cui banchine transitano container per tre milioni di teu e quasi 40 milioni di tonnellate di merce – già dal novembre di sei anni fa, ma come commissario. Adesso il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini ne ha messo nero su bianco il nome finalmente con quella consacrazione come presidente che era attesa da mesi e mesi.

Beninteso, per Agostinelli si tratta ancora dell’inizio dell’iter: adesso il presidente della Regione Calabria è chiamato a dare l’intesa, cioè una sorta di placet, poi si passerà al vaglio delle commissioni parlamentari, infine sarà di nuovo il ministro a formalizzare la nomina con un decreto.

Il nome del contrammiraglio labronico – la cui sorella Eleonora è vicepreside del liceo Enriques ed è consigliera comunale Pd – è in un pacchetto di nomine messe sulla rampa di lancio da Giovannini: Matteo Africano andrà a rimpiazzare Rodolfo Giampieri a Ancona per l’Authority del Mar Adriatico Centrale (dove è segretario generale Matteo Paroli, ex alto dirigente dell’Authority livornese), Fulvio Lino Di Blasio è in predicato per Venezia alla testa dell’istituzione del Mar Adriatico Settentrionale, confermato invece Ugo Patroni Griffi a Bari ai vertici dell’ente del Mare Adriatico Meridionale, Alberto Chiovelli è stato inviato a Catania per dirigere l'Autorità del sistema portuale della Sicilia Orientale.

In realtà, come dicevamo, Agostinelli a Gioia Tauro lo conoscono già bene: era arrivato al timone dello scalo-clou come porto italiano di transhipment nel Mediterraneo in una fase di emergenza in cui non di rado si è puntato su figure istituzionali come una classe dirigente di servitori dello Stato costituita dagli alti ufficiali delle Capitanerie dislocati sul territorio come direttori marittimi. In tutti questi anni Agostinelli, che in quanto militare è esterno al mondo della politica, dev’esser stato tutt’altro che un burocrate se è vero che da mesi e mesi le voci delle istituzioni calabresi di differente colore politico avevano mandato segnali di apprezzamento del lavoro fatto e avevano chiesto che la fase precaria del commissariamento si trasformasse infine in una nomina come presidente così da poter compiere il lavoro con un orizzonte di programmazione meno corto e incerto.

È arrivato nel novembre 2015 alla guida del porto di Gioia Tauro, dopo che dieci mesi prima era stato nominato direttore marittimo della Calabria e della Basilicata Tirrenica. In precedenza, con i gradi prima da capitano di fregata e poi da capitano di vascello, era stato in servizio nel comando generale delle Capitanerie e alla guida di compartimenti marittimi come Salerno e Rimini. Prima ancora era stato comandante in seconda a di Portoferraio e ufficiale coordinatore in Accademia Navale.

Come si ricorderà, Gioia Tauro è il porto per il quale era circolata l’indiscrezione di una candidatura dell’ex sindaco livornese Filippo Nogarin. E a Gioia Tauro, nell’era Contship, non sono mancati manager livornesi: era stato lo stato maggiore di Eurokai a spedire alcuni dirigenti della Compagnia portuale, a quel tempo partner di Contship, a collaborare per cercare di riorganizzare una situazione complicata.

Per adesso, in attesa del consenso della Regione, il contrammiraglio Agostinelli non intende rilasciare dichiarazioni. Non è un segreto che adesso stia raccogliendo i frutti di un lavoro di lunga data: dopo una fase di rallentamento, che aveva portato il traffico container a scendere sotto i 2,4 milioni di teu, ecco che nell’anno dell’emergenza Covid il porto di Gioia Tauro ce l’ha fatta addirittura a fare un balzo fin quasi a sfiorare i 3,2 milioni di teu. Ma il disegno che potrebbe cambiare una parte dell’identikit di quello scalo sta nel non limitarsi al trasbordo nave-banchina-nave riuscendo semmai a far ripartire con altri mezzi di trasporto i container arrivati via mare. Soprattutto ripartire utilizzando la ferrovia («ora il terminal ferroviario è funzionante», aveva detto parlando con i giornalisti durante un incontro pubblico). Con un obiettivo: creare un effetto diffusivo in zona, contando anche sulla “Zes”, la zona di agevolazioni già prevista. —

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di Redazione web