Gioco
Nella palazzina dell’Orologio il museo del Cantiere Orlando di Livorno
La proposta del sindacalista Triglia sul tavolo del sindaco «Mettiamo a disposizione materiale risalente fino al 1860»
LIVORNO. C’è il puntale in ghisa datato 1860 che veniva utilizzato nel Bacino Piccolo per le navi in riparazione.
L’orologio a pendolo che per decenni è servito a dare l’impulso alla famosa sirena che segnava le giornate degli operai ma anche della città. Lo strumento a riflessione ottica con cui all’inizio del secolo scorso si dava valore alle temperature delle forge, anno di revisione 1912. E migliaia di altri pezzi, foto documenti attrezzi, che hanno accompagnato la storia della più importante fabbrica livornese, il Cantiere Navale.
«In totale 190 arnesi, 68 strumenti, 72 libri, 74 quadri, 340 disegni, 5.231 documenti e 10.356 foto», racconta Carmelo Triglia, ex dipendente del cantiere navale Luigi Orlando, sindacalista negli anni più critici e autore del libro “Cantiere: navi, uomini e storie a Livorno” (500 pagine, edito dal Quadrifoglio).
Nei giorni scorsi Triglia ha inviato una proposta scritta al sindaco Luca Salvetti: allestire il Museo del Cantiere e delle attività metalmeccaniche dentro alla Palazzina dell’Orologio, simbolo di una storia che ha fatto grande Livorno e simulacro di un mondo che non esiste più, anche fisicamente, ora che le Officine Storiche e ciò che resta del cantiere saranno trasformate in negozi e case di lusso.
La palazzina no: è uno dei pochi pezzi che resterà. Da porta d’ingresso del cantiere diventerà porta di accesso al nuovo complesso affacciato sul porto Mediceo, trait d'union tra passato e futuro. Come ha scritto il Tirreno nei giorni scorsi l’edificio sarà restaurato da Porta medicea e Igd, l’immobiliare delle Coop. E gli spazi al suo interno, una volta recuperati, saranno ceduti al Comune. Si tratta di 280 metri quadri, su due piani. «Ci facevamo le assemblee sindacali», ricorda Triglia. Il piano terra si affaccia a sud su piazza Luigi Orlando attraverso un grande arco, mentre a nord guarda sul canale della Bellana realizzato dall’Autorità portuale laddove un tempo venivano varate le navi sullo scalo Umbria.
Nel 2018 la precedente amministrazione aveva ipotizzato di realizzare degli spazi espositivi nella palazzina, ma l’attuale amministrazione ha lasciato sulla sua destinazione un punto interrogativo. Racconta Triglia: «Ho raccolto il materiale di cui sono in possesso nei vari avvicendamenti societari, prima che andasse perduto. Diversi oggetti li ho tolti direttamente dalla spazzatura. È in parte grazie a questo materiale che ho potuto inserire nel mio libro 18.500 nomi di lavoratori, le storie, gli accadimenti, i matrimoni, gli assunti, i nati, le riparazioni navali, gli incidenti, le nascite, i mestieri dimenticati, i soprannomi, facendoli riemergere dall’oblio. Lo scopo del museo è lo stesso: salvaguardare la memoria storica delle migliaia di livornesi che vi si sono avvicendati».
Triglia immagina già l’esposizione: «Penso a qualcosa di vivo, che da un lato faccia riaffiorare una realtà e anche un’anima cittadina che qui si è formata in decenni di lavoro e battaglie, e dall’altro abbia interazioni culturali, scolastiche, turistiche e sociali. Sarà fondamentale l’interazione con Azimut Benetti, erede del materiale storico del Cantiere Orlando con i meravigliosi e unici modellini navali, l’Archivio di Stato che ha preso in consegna tutti i documenti salvati dopo la chiusura del Cnfo, il gruppo Navimodellistico che potrebbe garantire la riparazione e manutenzione dei modellini, l’Accademia che ospita numerosi modelli navali militari costruiti dal cantiere, il Nautico Cappellini con la sua biblioteca e i modellini navali ricevuti nel periodo del cantiere Oto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
