Sicurezza
Caprilli ucciso dai 5 stelle ma L’ippica non È morta
Ieri ho letto con grande interesse l’intervento di Daniele Esposito pubblicato dal Il Tirreno. Premetto che non ho mai avuto il piacere di conoscere, né dal punto di vista ippico, né dal punto di vista politico, l’ex presidente del consiglio comunale Esposito, che, dopo la sua elezione si è insediato a sua volta nel posto che mi ha visto presidente per undici anni. Vorrei far presente che anche io sono cresciuto «a pane e biada», accompagnando sempre «da bimbetto» mio padre al Caprilli, con la differenza rispetto ad Esposito che mio padre, modesto impiegato e con famiglia numerosa da mantenere (eravamo tre figli), era il giocatore delle mille lire dei tempi, e non siamo mai usciti, non dico fuori dall’Italia, ma neppure fuori dalla Toscana, per inseguire facili sogni. Non è mai stata inoltre nostra abitudine frequentare le sale corse.
Da studente squattrinato, giocavo all’ippodromo, ma solo le poche lire che avevo in tasca. Una volta laureato in Medicina (anche io qui faccio la storia della mia vita…), ho iniziato a lavorare al Caprilli come medico di servizio e, pochi anni dopo sono stato nominato funzionario del Jockey Club, con la mansione prevalente di giudice di arrivo. Aggiungo inoltre che per una decina di anni, ho curato in televisione la trasmissione ippica “Tutti in pista”. Si può evincere da quanto detto che l’ippica per me è stato un lavoro collaterale per 40 anni, legato prevalentemente ai giorni festivi, dal momento che la mia professione principale è stata quella di medico di medicina generale.
Conclusa questa parentesi familiare e personale, concordo con il fatto che l’ippica non sia più quella di 30 anni fa. Ma non è neppure morta e sepolta, come afferma Esposito. Pur essendo chiusi alcuni ippodromi e pur essendo venuta meno al momento per il pubblico la possibilità di vivere questo sport in presenza per la pandemia, le corse continuano a svolgersi regolarmente. Anzi a giorni riaprirà anche l’ippodromo di Palermo, chiuso da tempo.
Non sarò certo io a dover ricordare ad Esposito che dietro questo mondo, che lui afferma di conoscere, c’è un indotto poco visibile ma concreto, rappresentato dai fornitori di paglia, fieno, biada, frutta e verdura per gli animali; dagli artieri (uno ogni due cavalli), gli allenatori, i fantini, i maniscalchi, i veterinari, tutti i dipendenti addetti alle piste, alla raccolta del gioco durante le corse, gli operatori TV, i funzionari ministeriali addetti alla disciplina e allo svolgimento delle gare (giudice di arrivo, ispettori al peso, al insellaggio, all’antidoping, al percorso)… tutte attività e mestieri che impegnano migliaia di lavoratori in tutto il Paese e che non avrebbero più possibilità di realizzarsi senza le corse.
Mi permetto anche una ulteriore riflessione, ma di tipo politico. L’ultima giornata di corse al galoppo si è svolta al Caprilli il 26 dicembre 2015, durante il vostro mandato, quando l’impianto era ovviamente in perfette condizioni di agibilità. In seguito, l’Amministrazione a Cinque stelle guidata da Nogarin ha abbandonato al suo destino questo bene pubblico, con una collocazione unica, che il mondo ci invidia, dal momento che non avete impedito che fosse depredato di tutto quello che era possibile rubare (persino cavi elettrici e grondaie di rame…). Ciò ha portato questo gioiello Liberty nelle condizioni di degrado e di abbandono che sono state visibili a tutti.
Tale modo di agire è stato deprecabile e insopportabile. Comprendo che da parte di Esposito vedere un amministrazione come quella attuale guidata dal sindaco Salvetti che si impegna per restituire alla città il prestigioso impianto, riportando le corse dei cavalli ma pensando anche ad un più ampio impiego con altre attività, sia imbarazzante. È un po’come sottolineare l’esempio massimo del flop amministrativo della passata giunta. Come ultima considerazione, a beneficio degli animalisti e non solo, aggiungo che il 21 febbraio ultimo scorso è stata varata una legge in base alla quale i cavalli-atleti non potranno più essere macellati per alimentazione, e quindi sarà riservata loro una vecchiaia serena. Ognuno, ovviamente, è libero di pensare ed esprimere le proprie opinioni, ma i cittadini livornesi sono pronti e bravissimi a valutare i fatti e a capire dove stanno i comportamenti ideali per dare un contributo alla città e farla tornare bella e viva partendo proprio dalle nostre radici, da quello che Esposito definisce “ritorno al passato” e che invece è un’operazione di ricerca dell’identità della città capace di contribuire ad un futuro moderno nel quale non possiamo rinunciare all’ippodromo con i suoi spazi straordinari e suggestivi. —
*Consigliere comunale Pd
ex presidente
consiglio comunale
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