Gioco
«Quel medico mi ha salvata, gli dico grazie è un esempio di competenza e coscienza»
L’appello di una paziente ai vertici Asl: «Continui a fare il proprio lavoro, ce ne sono pochi così»
la lettera
Di seguito pubblichiamo la lettera che una nostra lettrice ci ha inviato da Piombino sul caso del medico del carcere delle Sughere e del vaccino alla moglie raccontato in questi giorni. Il medico è anche da tempo responsabile del pronto soccorso dell’ospedale piombinese.
Fiorenza gemini
Tre anni fa ho sofferto di una malattia spossante, che nessuno dei numerosi medici consultati ha saputo riconoscere per mesi, costretta a prendere, fra l’altro, medicinali che non mi hanno dato alcun risultato.
Sono finita anche al pronto soccorso di Piombino e lì ho trovato finalmente un dottore che ha preso a cuore il mio caso, nonostante la ressa di malati di ogni genere. Una volta scoperta, grazie alle analisi da lui prescritte, la vera natura del mio malanno, non molto raro ma piuttosto pericoloso, sono stata ricoverata, prima in terapia intensiva poi in medicina generale per diversi giorni, riuscendo molto lentamente a guarire.
Devo ringraziare i medici dell’ospedale, ma prima di tutto quello del pronto soccorso, senza il quale avrei rischiato la vita. Quel medico era il Paolo Cannito, un vero esempio di competenza e coscienza medica, a cui sarò per sempre grata.
Per questo mi è particolarmente dispiaciuto vedere il suo nome citato in questi giorni a proposito di una questione di vaccini, anzi di un vaccino. E allora che si dovrebbe dire dei vertici della Regione Toscana che, oltre ad avere dato la priorità nelle vaccinazioni ad avvocati, magistrati e così via, sta conducendo questa campagna di lotta al covid in modo che come minimo possiamo definire carente?
Non posso quindi che augurarmi che la direzione della ASL tenga conto anche di aspetti come quello da me testimoniato, cioè l’interesse dei pazienti, e che il dottor Cannito possa continuare a lungo ad occuparsi della nostra salute, perché è un medico come se ne trovano pochi. —
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