Il Tirreno

Livorno

l’arte dimenticata

Daniel Schinasi: prima l’accorato appello, poi la morte «Salvate il mio dipinto a San Rossore»

Federica Lessi
Daniel Schinasi: prima l’accorato appello, poi la morte «Salvate il mio dipinto a San Rossore»

L’indignazione del pittore livornese dall’ospedale: «Da oltre trent’anni la mia opera è coperta da un muro»

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LIVORNO. È lì da cinquant’anni, al centro della struttura, ma nascosto agli occhi di tutti. Il grande murale dipinto dal pittore neofuturista Daniel Schinasi nella sala da gioco dell’ippodromo di San Rossore è coperto da quasi 35 anni, da un muro eretto in seguito ad una ristrutturazione. Un’opera imponente, lunga quarantadue metri e alta uno e mezzo, che fu realizzata nel 1971 su richiesta di Alfea, la società che ancora oggi gestisce l’ippodromo, e inaugurata l’anno dopo. L’artista livornese, scomparso lunedì scorso a 88 anni, pochi giorni prima aveva manifestato la volontà di salvaguardare la propria opera, chiedendo a Il Tirreno di riproporla all’attenzione dei cittadini.

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«All’epoca era uno dei murales più lunghi d’Europa – raccontava il livornese Schinasi dall’ospedale di Nizza pochi giorni prima di morire – e mi fu commissionato dall’architetto Giuliano Carli e dall’imprenditore Harry Bracci Torsi».

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L’ex presidente di Alfea, figura di spicco della città – guidò anche l'Unione Industriale, la Camera di Commercio e la Cassa di Risparmio di Pisa – era un grande appassionato di ippica, dote che portava nel dna come nipote del leggendario fantino Thomas Rook. Bracci Torsi, al timone di Alfea dal 1965, arricchì l’ippodromo e lo ingrandì con nuova strutture sportive e turistico-ricettive. In questo contesto si collocò l’opera di Schinasi, che in Toscana ha elaborato un linguaggio pittorico con radici nell’umanesimo rinascimentale e lo sguardo al dinamismo del futurismo. L’artista aveva da poco fondato a Parigi il Neofuturismo, lanciando il manifesto nel 1969, quando fu chiamato a San Rossore. «In questo murale, rivolto al pubblico che frequenta gli ippodromi – spiegava – ho voluto rappresentare la vita del cavallo dall’inizio al pascolo, poi durante gli allenamenti con i fantini, infine nella corsa, in cui i cavalli sono numerati. Ci impiegai quasi un anno di lavoro».

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Le foto dell’epoca lo ritraggono intento a dipingere sull’impalcatura allestita nella sala da gioco sotto la tribuna coperta. Dopo una quindicina d’anni l’ippodromo si rinnovò ancora sotto la presidenza di un altro illustre pisano, Piero Studiati Berni, alla guida di Alfea dal 1983 al 2006. Membro di enti e consigli delle maggiori istituzioni cittadine, era appassionato d’arte e fu anche ispettore onorario della Soprintendenza pisana. Spettano a lui il rifacimento della tribuna, gli adattamenti funzionali e nuovi impianti, tra i quali il riscaldamento. In quell’occasione, era il 1987, la parete su cui sorge il murale fu affiancata da un muro distanziato di circa un metro dall’opera, dove corrono ancora oggi i tubi che portano acqua calda all’impianto. Chi lavorava all’ippodromo all’epoca ricorda uno scarso apprezzamento del murale da parte del nuovo presidente, con la decisione di mantenerlo togliendolo però dalla visibilità al pubblico. L’operazione tuttavia rese anche impossibile la rimozione della parete che copre il murale a patto di non rifare l’impianto altrove.

«È un vero scempio e un’offesa all’arte – sbottava nei giorni scorsi Schinasi dal suo letto d’ospedale –. Le opere d’arte non si possono coprire, è un atto irresponsabile e incosciente di chi ha fatto le modifiche, considerando che quest’opera è stata la prima a Pisa dipinta su muro dopo gli affreschi dei grandi maestri del passato».

Il murale fu infatti uno dei primi di Schinasi e negli anni divenne una specialità dell’artista, che ne ha realizzati in Italia, Francia e Austria. Vent’anni dopo San Rossore il pittore tornò a Pisa per dipingere nell’atrio della stazione la battaglia di Maiorca (1991) e l’omaggio a Galileo (1992). Altri suoi dipinti restano in edifici pubblici della città: l’omaggio a Galileo e Leonardo nell’aula magna della facoltà di Ingegneria, l’“Allegoria del volo umano” nella sala del consiglio della stessa facoltà e “Hatickvà – La Speranza” nella clinica ortopedica dell’ospedale. —© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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di Redazione web