Il Tirreno

Livorno

'Ndrangheta in Toscana: 23 arresti. Tutto è partito da 183 chili di cocaina trovati in mare a Livorno

La droga che venne sequestrata nel maggio 2017 dai carabinieri (foto Marzi)
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La droga che venne sequestrata nel maggio 2017 dai carabinieri (foto Marzi)

Il ritrovamento nel 2017 alla Terrazza Mascagni. Indagine dei carabinieri, si ipotizzano i reati di inquinamento ambientale, narcotraffico internazionale, estorsione e illecita concorrenza

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LIVORNO. Era il 5 maggio del 2017: alla Terrazza Mascagni, a pochi metri dalla spiaggetta, vennero trovati 130 chili di cocaina. Altri 17 panetti furono invece recuperati al largo, in mare. In tutto erano 183, quasi due quintali di "polvere bianca". Il valore commerciale? Circa 15 milioni di euro. Furono notati a riva dai militari della capitaneria e poi, delle indagini, se ne sono occupati i carabinieri del Nucleo investigativo e i colleghi del Ros di Firenze, il Raggruppamento operativo speciale.

LE ACCUSE

A distanza di quasi quattro anni gli uomini dell'Arma hanno eseguito tre distinte ordinanze di custodia cautelare anche in varie zone della Toscana, su disposizione della direzione distrettuale antimafia di Firenze, in relazione a tre indagini collegate tra loro in materia di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, sub-appalto irregolare e altro, nonché associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento personale, il tutto aggravato sia dal metodo mafioso che dall’avere agevolato la cosca Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro. Nel filone toscano dell'operazione - denominata "Geppo-Calatruria" in Toscana, Calabria e Umbria il giudice per le indagini preliminari ha disposto sei arresti (uno in carcere e cinque ai domiciliari) per la gestione di rifiuti reflui e dei fanghi industriali prodotti nel distretto conciario al confine fra le province di Pisa e Firenze. Alcune persone a capo dell'Associazione conciatori di Santa Croce (Pisa) avrebbero rappresentato, spiegano gli investigatori, il fulcro decisionale di tutto il sistema messo sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. Per l'accusa, le ceneri di risulta dei rifiuti conciari classificati "Keu", altamente inquinanti, sarebbero state miscelate con altri materiali e riutilizzate in attività edilizie. Circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati sarebbero stati usati nella realizzazione del quintp lotto della Strada regionale 429 di Val d'Elsa.

I PROVVEDIMENTI
 
I provvedimenti, che colpiscono su due distinti piani (sia imprenditoriale che legato al narcotraffico) persone (anche imprenditori) vicini alla Cosca Gallace di Guardavalle (in provincia di Catanzaro), derivano da una complessa indagine condotta dal Ros di Firenze e dal comando provinciale dei carabinieri di Livorno, strutturata su due filoni reciprocamente convergenti. "Il primo - spiegano i militari - relativo all’ingente approvvigionamento di cocaina da parte della cosca calabrese e la successiva distribuzione in Toscana, nel cui ambito è stato arrestato un importante latitante di ‘ndrangheta. Il secondo riguarda l’infiltrazione in Toscana della cosca Gallace nel settore del conferimento inerti attraverso il controllo diretto su una storica azienda mugellana, la quale ha condizionato la concorrenza locale (imponendo la forza criminale della consorteria mafiosa) aggiudicandosi importanti commesse pubbliche a discapito di altre aziende di settore.
 
GLI INTERESSI ECONOMICI
 
Globalmente l’indagine, i cui primi accertamenti sono partiti nel 2018, ha riguardato il controllo del mercato del movimento terra (estorsioni e illecita concorrenza) in diverse provincie toscane, attraverso attività estorsive e illecita concorrenza con violenza e minaccia, posto in essere da imprenditori di vertice della storica impresa di settore “Cantini Marino srl” di Vicchio (in provincia di Firenze) per il tramite dell’impresario Graziano Cantini e del suo principale collaboratore Nicola Verdiglione, i quali – direttamente collegati a persone organiche al clan Gallace (Domenico Vitale e Nicola Chiefari) – "hanno scientemente sfruttato la forza della consorteria mafiosa - spiegano i carabinieri - per imporsi sul mercato del movimento terra-fornitura inerti a discapito di aziende concorrenti, infiltrandosi di fatto in importanti commesse pubbliche in Toscana. Dette condotte sono state poste in essere a carico di diversi imprenditori-tecnici di settore in relazione alla fornitura di materiale per i lavori da eseguire in un importante cantiere relativo a un appalto milionario nella zona di Castelfiorentino/Empoli". 
 
 
LEGAMI COL CONSORZIO BONIFICA VALDARNO
"Sono stati riscontrati legami - scrivono sempre i carabinieri - di comodo con la pubblica amministrazione aretina (Consorzio Bonifica Valdarno) per l’assegnazione diretta di lavori per importi contenuti (sotto soglia), su cui sono in corso approfondimenti investigativi. Tra gli episodi contestati svetta l’estorsione posta in essere a carico di un impresario calabrese con il concorso dell’imprenditore crotonese Francesco Lerose, arrestato il 15 aprile anche nella parallela indagine antimafia della procura distrettuale di Firenze , per reati in materia di smaltimento illecito di rifiuti e altro, aggravati dall’agevolazione mafiosa (Operazione “Keu”).  Al riguardo le parole usate dal gip nell’ordinanza: “il rilevante compendio probatorio raccolto nel procedimento evidenzia, al di là degli episodi clamorosi di intimidazione, un sodalizio tra gli indagati finalizzato ad acquisire il monopolio di attività economiche del settore cui opera la Cantini Marino srl, strettamente collegata Figlinese Inerti srl, nonché (in maniera meno scoperta, dato lo spessore criminale dei suoi componenti) la Idrogeo srl (con la precisazione che rispetto a quest’ultima il quadro probatorio non può ritenersi esaustivo). L’acquisizione di questo monopolio di fatto è resa possibile dalla presenza di due grossi esponenti della criminalità calabrese, operanti in Toscana nel Valdarno da epoca risalente, che non si limitano a dare il proprio benestare ma altresì influiscono, con la forza intimidatrice della organizzazione criminale di appartenenza, in modo da determinare equilibri che fuoriescono da quelli normali del libero mercato, secondo una logica non concorrenziale bensì impositiva e di assoggettamento".
 
IL NARCOTRAFFICO
 
Le indagini sul narcotraffico internazionale hanno invece portato al sequestro totale di circa 191 chili di cocaina (dal maggio 2017 all'agosto 2019) nel cui contesto è maturato – sempre a cura dei carabinieri di Livorno e del Ros di Firenze – "la localizzazione e l’arresto del latitante Francesco Riitano (agosto 2019) individuato sotto falso nome a Giardini Naxos (vicino a Messina), in quanto destinatario di un provvedimento cautelare del gip di Milano emesso a coronamento di un’indagine antidroga dei carabinieri di Milano e del Ros. Il latitante è stato individuato grazie al suo solido legame con l’indagato Domenico Vitale, il quale lo incontrava periodicamente in località segrete come emerso nell’inchiesta".
Il duo Riitano/Vitale "rappresenta il vertice del gruppo, diretta emanazione della cosca Gallace: in questo filone investigativo veniva individuata una base logistica in provincia di Pisa, nel capannone di uno degli indagati, utilizzato sia per stoccare grosse quantità di droga che per occultare armi, parte delle quali sono state sequestrate il 7 gennaio 2021 dai carabinieri di Livorno in occasione di un’operazione – collegata a quest'inchiesta – condotta dalla Dda di Cagliari, che ha portato all’arresto di Robertino Dessì (arrestato anche in quest'inchiesta), in quanto organico a un ulteriore gruppo criminale di matrice sarda specializzato in assalti a furgoni portavalori. La sinergia tra i carabinieri di Livorno e Cagliari ha portato al sequestro, il 31 luglio 2021 a Cagliari, di un imponente quantitativo di armi ed esplosivi destinato agli assalti. Nel corso dell’operazione del 15 aprile, oltre agli arresti, sono in corso numerose perquisizioni anche a carico delle società del settore edile interessate a lucrare dalle condotte mafiose del gruppo smantellato in data odierna".
 
INDAGINI ANCHE IN CALABRIA
 
Le operazioni, hanno spiegato i carabinieri, sono a loro volta connesse a un'ulteriore operazione in corso a cura della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Arrestate 23 persone in totale, oltre al sequestro preventivo di beni per circa 20 milioni di euro. Nel capoluogo calabrese, infatti, oltre 150 finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza e dello Scico di Roma (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) hanno a loro volta eseguito 20 misure cautelari nei confronti di altrettante persone "gravemente indiziate" di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di arma da fuoco. L'operazione è coordinata dalla direzione distrettuale antimafia catanzarese e riguarda esponenti "di una organizzazione transnazionale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti riconducibile a una famiglia storia della criminalità calabrese, radicata nel versante jonico del Catanzarese".
 
I NOMI DEGLI ARRESTATI IN CALABRIA
 
I nomi degli arrestati dalla guardia di finanza - secondo quanto riportato dall'Agi -  sono Agazio Andreacchio, 44 anni; Giuseppe Bava, 44; Nicola Chiefari, 48; Leonardo Ferro, 36; Emanuele Fonti, 61; Angelo Gagliardi, 26; Francesco Galati, 44; Bruno Gallace, 49; Cosimo Damiamo Gallace, 60; Nicola Guido, 35; Mario Palamara, 52; Benito Andrea Riitano, 28; Francesco Riitano, 31; Paolo Riitano, 45; Agazio Andrea Samà, 47; Francesco Taverniti, 47; Domenico Vitale, 52; Domenico Vitale, 45; Giuseppe Vitale, 44. Gli arresti domiciliari sono stati disposti invece nei confronti di Gianluca Tassone, 42 anni.

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di Redazione web