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Guardia giurata muore a 53 anni. Il ricordo: «Una persona buona e disponibile»
Livorno: nato a Napoli, e in città fin da giovanissimo, Claudio lavorava alle barriere di ingresso della Darsena Toscana
LIVORNO. «Era una persona buona, mai una parola fuori posto. Sempre disponibile: il classico napoletano vivace su tutti i fronti, che ti faceva sganasciare dalle risate. Non l’ho mai sentito lamentarsi».
È rimasto incredulo Marco Brucioni – imprenditore e titolare del ristorante “Ci Piace” di Porta a Terra – quando ha saputo della morte di Claudio Piscopo. Guardia giurata di 53 anni, in servizio alle barriere della Darsena Toscana, è mancato due giorni fa dopo una malattia. È rimasto al lavoro fino a qualche settimana fa nella sua postazione per fare i controlli all’accesso dell’area doganale e alla Sintermar. Misurando, ad esempio, la temperatura corporea di portuali e camionisti, così come prevedono le norme anti-Covid. Amato e benvoluto da tutti, appunto perché «era una persona buona». Nato a Napoli il 2 settembre del ’67, si era trasferito a Livorno fin da ragazzo con la sua famiglia. Abitava nella zona della stazione, poi nel corso nella vita – in cui si è sposato e ha avuto un figlio – si è trasferito nel quartiere di Shangai, in via Giolitti.
Piscopo era un fiduciario, una guardia (non armata) che controllava gli accessi alla Darsena Toscana per conto dell’Authority. Era dipendente della Porter Service e in passato aveva lavorato anche per altre aziende del settore, come la Worsp Security Group. Mai una parola fuori posto nelle verifiche, sempre gentile con chiunque lo incontrasse. In passato, prima di entrare a lavorare al terminal, ha fatto il muratore nella ditta di Marco Brucioni, ora ristoratore, ma fino al 2005 imprenditore edile. «Era una persona esplosiva – racconta il suo ex datore di lavoro – nel senso della dinamicità, sempre pronta a sacrificarsi e col sorriso. Da lui ho sempre ricevuto la massima disponibilità possibile. Ho dei bellissimi ricordi: un’estate, ad esempio, abbiamo costruito una villa a Castiglioncello. Lavoravamo, poi facevamo una pausa pranzo e andavamo a fare il bagno in mare. Ricordi quei momenti con grande gioia, ci facevamo letteralmente divertire e sganasciare dalle risate a tutti noi muratori. Avevo 30 dipendenti, eravamo una bella azienda, ma io ero sui cantieri come loro, facevo anche il muratore. Avevamo un ottimo rapporto: quando ho letto il messaggio del fratello, che ne annunciava la morte, non ci potevo credere. Un ragazzo che dalla vita meritava il meglio…».
Il funerale di Piscopo – la cui camera ardente era stata allestita al cimitero dei Lupi dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni – si è celebrato ieri pomeriggio, alle 15.30, all’interno della parrocchia della Sacra Famiglia di via Giolitti, vicino a dove abitava. —
Stefano Taglione
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