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sport in lutto 

Addio a Marco Bollesan: con lui il Rugby Livorno ha raggiunto l’apice

Dario Serpan
Marco Bollesan (foto Lapresse)
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Marco Bollesan (foto Lapresse)

Livorno: l’ex commissario tecnico della nazionale italiana si è spento a 79 anni dopo una malattia. Guidi: «Con lui tutti ci rispettavano»

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LIVORNO. «Il rugby italiano ha perso uno dei suoi figli prediletti». Parole di Marzio Innocenti, oggi presidente della Fir, un tempo terza linea ala che dal Marco Bollesan (ct dell’Italrugby) ricevette i gradi di capitano della Nazionale, durante la sua gestione che durò dal 1985 al 1988. Furono gli anni in cui cadde la prima Coppa del Mondo di rugby, nel 1987 in Sudafrica, dove gli azzurri sfiorarono l’accesso ai quarti di finale. C’era anche Fabio Gaetaniello, altro livornese, in quella squadra.

Poi Bollesan lasciò la Nazionale e dove proseguì la sua carriera da allenatore? A Livorno. Ce ne sarà stati di posti? Eppure lui, nativo di Chioggia ma cresciuto a Genova, in riva ai 4 Mori trovò la sponda perfetta per quel suo carattere sanguigno, l’approdo ideale per uno che le cose non le ha mai mandate a dire. E non era un impertinente, semmai un trascinatore. Con lui in panchina, il Rugby Livorno ha raggiunto nell’annata 1989/90 il suo miglior piazzamento in assoluto; sesto posto in A1. Quel campionato lo vinse il Benetton Treviso, che però a Livorno pagò dazio in una storica partita giocata allo stadio Picchi. A Livorno è rimasto per quattro stagioni, e chi lo ha conosciuto non lo ha mai più dimenticato. Anzi, di lui resta molto anche per le generazioni successive della palla ovale labronica.

Unico rugbista inserito dal Coni nella Walk of Fame che attraversa il Parco del Foro Italico, Bollesan se ne è andato per sempre la sera di domenica scorsa, a Genova, dopo aver combattuto con una malattia. Per la palla ovale italiana è stato un weekend tremendo. Si è spento anche Massimo Cuttitta, ex pilone e allenatore di grande spessore, portato via dal Covid sempre domenica. Gianluca Guidi, oggi allenatore del Calvisano, li ha conosciuti entrambi. Livornese anche lui, era nella rosa di quel Rugby Livorno (targato Corime) arrivato sesto al primo anno di Bollesan in panchina e ci rimase anche nei successivi. «Ci chiamavano “I Pirati di Bollesan” – ricorda Guidi – Ci mandava in campo sempre per vincere e tutti ci rispettavano. Bollesan era un uomo di sport che sapeva toccare le corde giuste. Delle tante battaglie in campo, ne ricordo una: giocammo in casa contro L’Aquila campione d’Italia, c’era un vento tremendo e vincemmo all’ultimo con un calcio di Knox. Sembra incredibile, ma nel pre-partita lui ci disse proprio di prepararci perché avremmo vinto all’ultimo. —

Dario Serpan

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