Il Tirreno

Livorno

Mercatino del venerdì, i banchi ci sono ma niente merce: «Vogliamo lavorare all’aperto è sicuro»

Matteo Scardigli
Mercatino del venerdì, i banchi ci sono ma niente merce: «Vogliamo lavorare all’aperto è sicuro»

Cartelli, richieste e appelli: la protesta degli ambulanti a Livorno: «Chiediamo la sospensione dei tributi locali e nazionali»

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LIVORNO. Strada transennata, furgoni allineati e coperti, ambulanti ai loro posti ma niente merce sui banchi vuoti, sostituita da cartelli e slogan indirizzati al Governo. Si presentava così ieri mattina via Allende, cuore pulsante di un mercatino del venerdì in protesta simbolica – dopo gli scontri di Roma – guidata da Anva Confesercenti, Assidea e Fiva Confcommercio contro la chiusura forzata anti Covid. A battere scontrini, a colpi di caffè, è solo la cassa del bar della piscina comunale. Dal lato dello Stadio la strada è presidiata dai carabinieri, all'incrocio con via Gioberti vigilano invece polizia e municipale.

Oltre le transenne, i colleghi col permesso di "montare" (cioè di allestire regolarmente) vendono alimentari, fiori e piante, così come concesso dai vari decreti; al di qua ci sono tutti gli altri, a cui invece le restrizioni governative negano il permesso di commerciare i propri prodotti. I livornesi impegnati a fare acquisti si contano sulle dita di una mano. «Stamani siamo un'ottantina, l'adesione all'iniziativa è stata quasi totale ma abbiamo scelto di non venire tutti per non creare assembramento», racconta Simone Toschi, ambulante e presidente del consorzio del Buontalenti, che poi spiega: «Dopo quattro mesi di inattività non ci possiamo più permettere di stare chiusi. Il pagamento del suolo pubblico è bloccato fino a giugno, ma gli aiuti sono insufficienti. Ecco perché chiediamo un anno bianco, cioè la sospensione dei tributi locali e nazionali».

Meno tasse e più lavoro, come ribadisce l'ex sindaco di Casciana Terme e attuale membro del direttivo Assidea Giorgio Vannozzi: «Chi sta al chiuso, come i negozi nei supermercati, lavora; noi no. Ma i clienti si sentono più sicuri qui, all'aperto, e noi vogliamo riaprire con tutte le certezze del caso. Lo abbiamo detto – prosegue – anche a Giani mercoledì scorso: già dal primo lockdown siamo attrezzati per contingentare il flusso di persone, e siamo disponibilissimi anche a rivedere le procedure». L'alternativa, paventa il vicepresidente Fiva Marco Mainardi, è drastica: «Se non si lavora non si possono pagare i contributi, e senza durc in regola il Comune è obbligato a non rinnovare la concessione. Dalla parte dell'assessorato al commercio abbiamo trovato massima collaborazione, e anche Giani ha detto che cercherà una soluzione. Senza licenze – conclude – ci saranno tante famiglie in difficoltà, sarà allarme sociale». —

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