Gioco
«Appena ricomincio a lavorare ripagherò tutto, è un prestito»
Chiara racconta il perché di questo gesto eclatante: «Quando il frigorifero è vuoto e non riesci più a riempirlo non puoi fare altrimenti...»
LIVORNO. «Un prestito sociale». È così che Chiara – una delle 20 donne coinvolte nell’assalto all’Ipercoop di Porta a Terra di sabato scorso – riassume il suo gesto e quello delle persone in compagnia con lei: «Abbiamo scelto la Coop proprio perché sapevamo che è la più forte come cooperativa. Per noi è stato come un prestito, restituiremo tutto».
E aggiunge: «Non appena mi reintegrano al lavoro, quando riprenderò il mio stipendio, andrò in Comune e farò chiamare la Coop per inviare un bonifico di 200 euro, anche se di spesa ne ho fatta un po’ meno, forse cento euro».
La donna – che accetta di parlare con Il Tirreno, ma non intende comparire con il cognome – vuole precisare «di non essere una ladra» e di aver agito «solo per fame», come «ho detto anche alla polizia di Stato, che è intervenuta nel parcheggio sotterraneo dopo che abbiamo forzato le casse del supemercato».
«Se rubavamo all’Euronics e uscivamo con le Playstation o con le televisioni ci avrebbero arrestato e avrebbe fatto anche bene – continua la donna – invece avevamo i carrelli pieni di spesa. Al supermercato c’erano anche alcune persone che volevano pagare per noi, ma abbiamo detto di no. Questo è l’anno più clamoroso di tutta la mia vita, mai avrei immaginato di arrivare a fare una cosa del genere. Perché le persone ora pensano solo a riempire i frigoriferi. Bisogna riempire le dispense e avere le bollette pagate».
E riepiloga le sue difficoltà lavorative causate dall’emergenza coronavirus. «Per San Valentino, dopo averlo saputo il giorno prima, hanno chiuso il mio ristorante – racconta –. Stavamo andando bene, ma ci siamo dovuti fermare. Prenotazioni forzatamente rimandate indietro, roba dal ristorante dei miei capi buttata nella spazzatura e io ho riscosso mezzo stipendio. Con 600 euro avevo da pagare le bollette appena arrivate, perché se non pago mi staccano l’energia elettrica. C’è anche da pagare Internet perché i miei figli fanno la didattica a distanza con la scuola e ora è diventata una spesa indispensabile. Dai 600 euro ci levi la spesa, le bollette e tutto: non ci si incastra. Mio marito è precario e porta pochi soldi, poi quando arrivi a vedere che uno più due non fa più tre, bisogna fare quattro. È per questo che per portare il pane a casa ho voluto lanciare un messaggio forte. Capisco che ho fatto una cosa sbagliata – conclude la donna – ma il governo ci ha messo in difficoltà in un modo atroce. Abbiamo sempre lavorato, siamo poveri ma non abbiamo mai rubato. Non sono una ladra, non lo è nessuna di noi, abbiamo solo fame». —
S. Tag.
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