Gioco
Morto Mauro Penco un pezzo di storia tra sinistra, porto e la passione per il Livorno calcio
Ex dirigente Compagnia Portuali, assessore provinciale e capogruppo Ds in consiglio: era tifosissimo degli amaranto
LIVORNO. L’ultima sua uscita “ufficiale” a fine settembre. Un appello, lanciato insieme all’amico Marco Susini per salvare il Livorno Calcio. Un invito ad una società fantasma affinché pagasse gli stipendi ed allestisse una squadra competitiva. Mauro Penco amava la maglia amaranto da quando era un ragazzino. Lo faceva da tifoso, tra gli animatori del club Magnozzi, di cui è stato a lungo dirigente e presidente. Il calcio era una grande passione che divideva con la politica che ha praticato da sempre a sinistra, iniziando con la segreteria della sezione Porto del Pci, per poi intraprendere una carriera come consigliere comunale, capogruppo dei Democratici di Sinistra nella giunta Lamberi e poi assessore provinciale all’Ambiente e ai Trasporti nella giunta Kutufà.
Penco era nato il 9 marzo del 1937 a Livorno. Sposato, con due figli, è stato una colonna della Compagnia Portuali dove ha iniziato a lavorare da giovanissimo. Uomo pratico, concreto, un collaboratore leale e risoluto nel cercare di risolvere i problemi. Una persona corretta e sincera. Enzo Raugei presidente della Compagnia Portuale scrive: «Mauro ha avuto un ruolo di primo piano nella vita della Compagnia, ha avuto esperienze sindacali, politiche. E’ stato uno dei protagonisti durante le lotte contro i decreti Prandini ed anche un assertore della necessità di cambiamento che avrebbe dovuto fare la Compagnia per assicurarsi la continuità e l’adattamento alla legislazione che cambiava. Con Mauro non era possibile non aver discusso almeno una volta, aveva una forte personalità e convinzione per le proprie idee, con lui è sempre stato piacevole ed istruttivo avere un confronto, sempre basato sulla reciproca stima e rispetto, le sue spesso erano riflessioni acute e profonde.» «Un uomo vero, un livornese autentico», parla di lui l’amico Marco Susini. «Con Penco se ne va un esponente di spicco della portualità livornese e italiana.
«Lo ricordo con grande affetto», scrive il consigliere ed ex presidente del consiglio comunale Enrico Bianchi. L’ex sindaco ed amico Alessandro Cosimi scrive: «Mauro è stato un uomo che ha partecipato allo sviluppo ed alla vita pubblica di questa città. In molti ruoli, da segretario del Sindacato dei Portuali, da capogruppo in Comune o da assessore in Provincia, ha sempre dato un contributo di innovazione e di critica costruttiva a tutti i progetti che riguardavano la città, ma la sua vera passione era la portualità, alla quale si è appassionatamente dedicato per tutta la vita. La propria competenza, se la era formata, come molti della sua generazione, attraverso il lavoro, faticando a studiare, ed attraverso la solidarietà con i lavoratori che erano intorno a lui. Un uomo convinto che ci fosse un futuro migliore nella solidarietà ed in un destino collettivo di quella parte del mondo che erano i produttori. Gli scontri con Mauro lasciavano sempre sul terreno qualcosa da imparare, anche quando con fatica si raggiungeva un elemento comune».
Alfio Baldi, ex assessore comunale, per Italia Viva racconta: «Mauro è stato un interprete della vita politica e istituzionale cittadina. Sempre pronto a discutere con tutti, spesso con punti di vista originali, ma sempre con una onestà intellettuale e personale specchiata. Tante sue battaglie avevano il taglio dell’innovazione, della ricerca di soluzioni che oltre a risolvere i problemi disegnassero il futuro. Un uomo coraggioso, spesso schivo degli onori delle cariche che ha ricoperto, sempre pronto a dare una mano a quelli che rischiavano di rimanere indietro. La sua passione era la portualità, era la portualità e erano le sorti del porto di Livorno, che considerava la propria università».
L’ex assessore Ds Luca Bussotti ricorda che sul Cantiere ma anche in alcune crisi di fabbriche, Penco ebbe «un ruolo determinante nel guidare una battaglia difficilissima dal punto di vista politico, non soltanto sostenendo le scelte dell’amministrazione, ma tenendo sempre aperti i canali coi compagni che la pensavano diversamente da noi, e che puntavano tutto sulla cooperativa». Federico Mirabelli, segretario Pd, ricorda di averlo «conosciuto meglio nella mia prima esperienza in consiglio comunale nel '99» quando Penco era capogruppo Ds: «E' stato un dirigente di partito di grande esperienza e con un profondo senso delle istituzioni».
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