Gioco
La rabbia dei negozianti per lo stop delle feste «Un danno enorme»
Soprattutto fiorai e tabaccai sul piede di guerra: «Sono giornate in cui lavoriamo di più, questo in un momento così difficile è stato un fulmine a ciel sereno»
Matteo Scardigli
LIVORNO. Chi è stato avvisato in zona Cesarini dall'associazione di categoria, chi lo ha letto ieri sul giornale, chi ha ricevuto la notizia dall'ultimo cliente prima di abbassare la saracinesca. Tutti, per dirla con educazione, sono rimasti sorpresi. I commercianti colpiti "a tradimento" dall'ordinanza di Regione Toscana, che impone loro la chiusura per i giorni di Pasqua e Pasquetta, proprio non se l'aspettavano; e si sfogano così con il nostro giornale. «Il problema, restando coi piedi per terra, è lo schifo di mancanza rispetto per chi lavora», riassume senza mezzi termini Stefano Del Nista, fiorista titolare de L'Arcobaleno: «È una mancanza di rispetto anche nei confronti dei nostri clienti, che avevano fatto gli ordini. Pensando a quello che hanno passato alimentari, bar e ristoranti faccio volentieri il sacrificio di un giorno, martedì dovrò buttare via qualcosa mentre loro molto di più». Eppure l'esperienza del primo lockdown avrebbe dovuto insegnare qualcosa. «Avevamo puntato su questa Pasqua per riprenderci, il problema è organizzazione: io devo programmare giorni prima. Chi ha preso questa decisione non ha la minima idea di cosa vuol dire il nostro mestiere, vive molto distante dalle attività produttive», spiega infatti Roberto Sgariglia, titolare dell'ortofrutta Dante e Rita e gestore di alcuni reparti dei punti vendita Dpiù: «Su quattro negozi ho una ventina di persone con relative famiglie a cui riorganizzare orari e turni. Questo vuol dire più lavoro per me e disagi per loro, senza contare le code di clienti che si sono venute a creare (col rischio assembramento) e i prodotti in arrivo che abbiamo dovuto bloccare: il danno – precisa – ce lo abbiamo noi ma anche il fornitore». Danno e rischio, come aggiunge Rita Granci della tabaccheria Piazza Roma: «È l'ennesimo disagio creato da una legge fatta da gente che non sa nemmeno quando costa il sale, mentre Comune e forze dell'ordine fanno il loro dovere. Io non posso dare le sigarette ma poi ci sono i distributori automatici, e ho decine di migliaia di euro di merce che non potrò vendere, non solo le uova di cioccolato (che varranno meno) ma anche le lotterie; e il Monopolio, quando in settimana viene a battere cassa, non sente ragioni». C'è poi la questione del servizio pubblico. «Negli anni le nostre attività sono diventate un punto di riferimento per i cittadini, tra fax e fotocopie e bollettini da pagare. Cosa faccio se qualcuno deve stampare un'autocertificazione o ha bisogno di una bottiglietta d'acqua? Hanno già preannunciato i controlli, non posso rischiare. Rimarrò aperto solo per la vendita di giornali e riviste», aggiunge Riccardo Nencini della tabaccheria Miramare, che mette sul piatto anche il danno alle casse pubbliche: «Il nostro settore fa guadagnare allo Stato 70 miliardi l'anno, basta fare un po' di aritmetica per capire che qualcuno potrà chiedere conto di questa decisione». «È un provvedimento che non ci aspettavamo – spiega Mirco Vannini, titolare dei negozi di fiori La Rosa Blu in via del Mare e in Banditella – e che è arrivato come un fulmine a ciel sereno in un momento già così difficile. Come fiorai la mattina di Pasqua lavoriamo molto tradizionalmente, e ci aspettavamo di poterlo fare anche quest'anno. Invece ci viene impedito, e sarà un grosso danno. Le feste per noi sono momenti di maggiore incasso, e questa chiusura è davvero un brutto colpo». Un'entrata "a gamba tesa" anche per chi ha aperto da poco, come Lorenzo Martelli della tabaccheria di famiglia in via Cairoli: «Mi dispiace perché avevamo ingranato bene nonostante questi pomeriggi con poca gente in giro. Tra l'altro con il cambio di gestione dovrò aspettare ancora per offrire servizi come valori bollati, ricariche telefoniche e bollettini, e come attività in zona di passaggio puntavo su prodotti che però non potrò vendere. Questa chiusura mi mette in difficoltà per l'affitto, che qui è caro, e con la novennale che devo allo Stato:ho dovuto chiedere aiuto alla famiglia. Ma da martedì si ricomincia». —
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